Dalla Via della Seta alla Toscana: un quarto di secolo di dialoghi e incontri tra Cina e Firenze
Il patrimonio culturale non è soltanto memoria da custodire, ma si compone di una rete di relazioni vive e da alimentare. Prende forma concreta nell’incontro tra persone, nello scambio di saperi e in quella curiosità reciproca capace di trasformare le distanze geografiche in occasioni di crescita condivisa.
A Palazzo Coppini, sede della Fondazione Romualdo Del Bianco – Life Beyond Tourism, ogni oggetto racconta una storia di profondo dialogo fra civiltà. Con la Cina, in particolare, la Fondazione intrattiene un percorso di stretta collaborazione accademica, artistica e umana che dura da oltre venticinque anni, fondato sui principi della diplomazia culturale come strumento di conoscenza e rispetto reciproco.
L’inizio della storia: dai primi contatti con Taiwan a Pechino
I primi rapporti con il mondo cinese presero vita alla fine degli anni Novanta grazie a un’iniziativa dell’Università degli Studi di Firenze, che desiderava avviare un accordo con l’Università di Taipei. La Fondazione aprì le sue porte per ospitare una delegazione di rettori e docenti: un primo incontro che segnò l’avvio di un cammino destinato a durare nel tempo.
In quell’occasione emerse con chiarezza come, al di là delle complessità geopolitiche, il mondo accademico fosse capace di riconoscersi in una dimensione di collaborazione sincera. La cultura si rivelò un terreno neutro e fertile. Da quell’esperienza iniziale nacquero presto legami solidi anche con l’Università di Pechino e con la China Academy of Art (CAFA), dando vita a una fitta rete di scambi che ha portato studenti e docenti cinesi a Firenze con regolarità. Tra i ricordi più preziosi conservati a Palazzo Coppini vi è un abito tradizionale in seta nera, realizzato su misura a Taiwan per Carlotta Del Bianco: un autentico simbolo di come l’accoglienza accademica possa evolvere in amicizia personale.
Missionari, archeologi e ponti intellettuali
Un capitolo affascinante di questa storia riguarda l’incontro con i missionari italiani attivi in Cina, introdotti alla Fondazione dal dottor Maurizio Bossi. Studiosi, archeologi e saveriani che avevano imparato a conoscere profondamente la cultura cinese, al punto da sentirsi parte di essa. In anni complessi, operavano con discrezione come docenti universitari, affrontando territori immensi e ricerche in siti remoti.
In questo solco si inserisce l’eredità intellettuale di Giuseppe Tucci, autentico ponte fra Italia e Oriente. I libri e le tracce di queste esperienze custodite in Fondazione testimoniano una cultura del dialogo che precede e ispira costantemente le nostre attività contemporanee.
Seminari internazionali e “”Open Ideas””: progettare insieme
Tra il 2000 e il 2002 la collaborazione si è intensificata attraverso il progetto internazionale “Open Ideas”, focalizzato sulla riqualificazione urbana e architettonica. Un momento chiave è stato il seminario internazionale presso l’ex complesso di San Domenico a San Gimignano, volto a immaginare una nuova destinazione per l’ex carcere cittadino.
Coinvolgendo università di tutto il mondo, tra cui la CAFA, l’iniziativa si è trasformata in un vero e proprio laboratorio di multiculturalità applicata. Studenti cinesi ed europei hanno lavorato fianco a fianco, confrontando visioni e sensibilità differenti e dando vita a pubblicazioni e contributi progettuali che ancora oggi arricchiscono la nostra biblioteca.
Il busto di Marco Polo a Chengdu: la diplomazia della bellezza
La Fondazione continua a promuovere l’italianità nel mondo attraverso gesti di alto valore simbolico. In occasione del settecentesimo anniversario della sua morte, è stato donato al Museo del Sichuan un busto marmoreo di Marco Polo, realizzato dallo scultore Dino De Ranieri.
L’opera celebra il celebre viaggiatore veneziano come primo ambasciatore di incontro tra Oriente e Occidente. Grazie anche a una “”Targa Parlante”” con QR code promossa in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e il Consolato Generale d’Italia a Chongqing, questa ventisettesima donazione internazionale conferma la missione di Palazzo Coppini: fare dell’arte un’ambasciatrice silenziosa di pace e comprensione reciproca.
Gli oggetti della gratitudine: simboli di un legame duraturo
Il Museo delle Espressioni di Gratitudine di Palazzo Coppini custodisce tesori unici che raccontano questa amicizia:
- Un burattino raffigurante Xiang Yu, il re egemonico di Chu.
- Un cappello tradizionale in broccato rosso e viola con treccia nera.
- Una scatola in seta rossa con draghi e ideogrammi augurali, che racchiude una statuetta di cavallo in porcellana.
- Edizioni della Divina Commedia tradotte in cinese.
Ogni singolo oggetto non è una semplice testimonianza materiale, ma il segno tangibile di una cultura del dialogo costruita giorno dopo giorno, fatta di storie, passioni e piccole grandi emozioni condivise.
Un ponte lungo ventotto anni
Dal 1998 a oggi, il dialogo tra Firenze e la Cina non si è mai interrotto. Studenti, artisti, ricercatori e docenti hanno attraversato questo ponte ideale portando idee, doni e memorie. A Palazzo Coppini, questi segni si fondono in un racconto corale: la testimonianza che la multiculturalità vissuta trasforma il patrimonio culturale in patrimonio umano, rinnovando continuamente la promessa di un futuro fondato sulla conoscenza e sul rispetto reciproco.