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Memorie, Relazioni e Condivisioni: il legame Storico e Culturale della Fondazione Romualdo del Bianco con la Polonia

Il patrimonio culturale, tangibile e intangibile non è soltanto un archivio di memorie da preservare con cura, ma si articola e fonda su una vera e propria rete di relazioni da preservare e di cui prendersi cura. Esso prende forma concreta nella comunicazione tra le persone, nel fertile scambio di idee che si sviluppa tramite la Cultura del Dialogo, attraverso cui si possono trasformare le differenze in preziosi momenti di crescita reciproca.
All’interno del Museo della Sacralità delle Espressioni di Gratitudine a Palazzo Coppini, ogni manufatto custodito narra una storia autentica di incontrata culture e profonda amicizia. Numerose e significative sono le testimonianze provenienti dalla Polonia, che documentano un lungo cammino di cooperazione accademica, artistica e umana, germogliato nel tempo grazie alla costante dedizione della Fondazione Romualdo Del Bianco-Life Beyond Tourism nel promuovere il confronto interculturale come universale strumento di PACE e di accrescimento. Le origini del legame: i primi anni Novanta
Le radici di questo profondo rapporto affondano tra il 1993 e il 1995, in occasione di un viaggio di lavoro che vide protagonisti gli architetti Paolo Del Bianco, Alessandro Dini e Wladislav Cyanowzski. Fu allora che Paolo Del Bianco espresse il desiderio di incontrare i presidi della Facoltà di Architettura di Varsavia.
Il primo contatto con il preside Stefan Wrona e i vicepresidi Stefan Westrych, Cuprys e Dyga si svolse inizialmente in un clima istituzionale e formale. Nel corso di quell’incontro, i docenti polacchi furono calorosamente invitati a trascorrere circa dieci giorni tra Forte dei Marmi e Firenze. Sebbene la prudenza e la diffidenza iniziale fossero palpabili, gli ospiti decisero di intraprendere l’esperienza accompagnati dalle rispettive famiglie.
L’ospitalità offerta dalla famiglia Del Bianco nella dimora di Forte dei Marmi si rivelò il fattore determinante per sciogliere ogni riserva, trasformando la cautela in sincera fiducia. Quella dimensione profondamente familiare e informale aprì la strada a un legame sincero, radicato nel rispetto reciproco e nel desiderio genuino di conoscersi al di là dei rigidi ruoli professionali. Da quell’esperienza nacque un sodalizio umano destinato a intensificarsi e a durare nel tempo.


Espansione delle reti accademiche e internazionali


Partendo da quel primo nucleo relazionale, prese forma l’ambiziosa visione di dar vita a una rete di contatti strutturata tra istituzioni equivalenti di diverse nazioni europee. Grazie al prezioso tramite dei colleghi polacchi, si attivarono canali di collaborazione con Praga, Budapest, Bratislava e Cracovia, coinvolgendo figure di altissimo profilo quali Bohumil Fanta, Eva Fantova, Mihail Zador, Eva Kralova, Andrzej Kadlucka e, per l’Accademia delle Belle Arti, Jan Pamula.
Un momento di straordinaria intensità spirituale e culturale si registrò con la visita organizzata a Roma dall’11 al 13 febbraio 2000, resa possibile dall’impegno generoso dei professori Ewa Gyurkovich e Joseph Novobilsky. In quella circostanza, la delegazione ebbe l’indimenticabile opportunità di incontrare il Santo Padre Giovanni Paolo II, un’esperienza fondante che cementò ulteriormente i vincoli di fraternità tra tutti i partecipanti, esaltando il valore dell’incontro come occasione di crescita umana e di conoscenza delle identità reciproche.
Arte, gioventù e laboratori di condivisione interculturale
Una svolta metodologica fondamentale nell’evoluzione del percorso collaborativo fu suggerita da Ewa Kutermack Madej, la quale intuì l’importanza strategica di coinvolgere le giovani generazioni, considerate i veri custodi e attori del dialogo interculturale. Da questa felice intuizione presero vita i workshop internazionali settimanali basati sui linguaggi dell’arte, programmati regolarmente tra i mesi di novembre e marzo di ogni anno accademico.
Studenti e docenti provenienti da vari paesi europei venivano accolti a Firenze per una settimana all’interno di gruppi di lavoro accuratamente organizzati ed ideati per favorire un’immersione totale nell’interculturalità. Il vero valore aggiunto dell’iniziativa non risiedeva unicamente nella qualità tecnica dei lavori prodotti, quanto piuttosto nella qualità del confronto umano maturato giorno dopo giorno.
Le giornate trascorrevano tra presentazioni formali, sessioni di lavoro corale, momenti conviviali e dibattiti spontanei, trovando il loro momento culminante il venerdì sera con la premiazione del gruppo che aveva saputo incarnare con maggiore efficacia lo spirito di cooperazione. Il percorso si concludeva tradizionalmente con il celebre Pasta Party e il taglio della torta ufficiale della Fondazione Romualdo Del Bianco, universalmente riconosciuti come simboli tangibili di unità nella diversità.


La scultura come memoria condivisa: l’opera di Stefan Dousa


Un pilastro fondamentale in questo dialogo artistico e spirituale tra Firenze e la Polonia è stato incarnato dall’opera di Stefan Dousa, celebre scultore ufficiale della città di Cracovia. Autore di imponenti lavori in bronzo — tra cui spicca il monumento dedicato ai martiri del regime comunista situato all’ingresso del cimitero monumentale di Cracovia —Dousa ha dimostrato una straordinaria capacità di tradurre in forme plastiche universali la memoria storica e la speranza incrollabile di un intero popolo.
All’interno degli spazi espositivi di Palazzo Coppini sono gelosamente custoditi il bozzetto originario della celebre croce sorretta da mani intrecciate e altre creazioni concepite appositamente per la Fondazione. Tra queste opere emblematiche emergono in modo particolare le sculture in bronzo:
La croce sorretta da cinque mani questo bozzetto si configura come una potente metafora visiva della solidarietà umana, in cui membra differenti uniscono le forze per sostenere un destino comune.

La composizione di due mani a grandezza naturale connesse da sottili steli metallici evoca immediatamente i temi cruciali del contatto, della relazione e della reciproca fiducia, pienamente coerenti anche con la filosofia Life Beyond Tourism.



Gli oggetti della gratitudine e il legame con Barga


Tra i doni e le testimonianze materiali provenienti dalla Polonia e custoditi nel museo figurano pregevoli uccelli in legno policromo, tra cui un raffinato pavone intagliato con maestria, donato da Stefan Westrych e realizzato dalle sapienti mani degli artigiani Kopczynscy. Questa opera, ricca di cromatismi e dettagli minuti, riflette la vivacità dell’artigianato polacco e il valore universale della bellezza intesa come linguaggio comune.
A completare questo percorso nel tempo attraverso significative memorie, bisogna munizionare anche una esposizione personale di Stefan Dousa organizzata nel febbraio del 2002 a Barga, mostra che segnò il sodalizio con la storica Galleria “Il Bisonte” di Firenze e con Maria Luigi Guaita, alla luce di una visione etica e civile condivisa tramite l’espressione artistica. Tale sinergia aprì le porte a occasioni espositive di primissimo rilievo, permettendo all’artista di lasciare a Barga un segno indelebile. E’ grazie infatti alle esperienze estetiche condivise che si traccia nella memoria collettiva delle comunità locali un ricordo edificante, che riafferma i valori universali promossi dalla Fondazione Romualdo Del Bianco.