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Un ponte tra Firenze e l’Armenia: storie, simboli e memorie custoditi a Palazzo Coppini

La cultura del dialogo prende forma attraverso la conoscenza reciproca e l’incontro tra le persone, in un percorso di scambio reciproco che trasforma le distanze in un’occasione di crescita condivisa. All’interno di Palazzo Coppini – quartier generale della Fondazione Romualdo Del Bianco e del movimento Life Beyond Tourism – ogni singolo oggetto custodito nelle sale non è un semplice pezzo da collezione, ma il tassello di un racconto sempre vivo e basato sullo scambio interculturale fra identità differenti.
Tra i legami più profondi e duraturi intessuti dalla Fondazione in un’ottica di valorizzazione della multiculturalità, spicca senza dubbio quello con l’Armenia, una relazione costruita nel tempo attraverso scambi accademici, percorsi istituzionali e, soprattutto, un genuino calore umano.


Dalla cattedra alle istituzioni: le radici del rapporto accademico


La cooperazione tra Firenze e l’Armenia affonda le sue radici nella collaborazione con il mondo universitario internazionale, unendo in un network virtuoso atenei di grande prestigio. Una figura chiave di questo percorso è il professor Arest Gurghenovich Beglaryan, già rettore dell’Università Nazionale di Architettura e Costruzione di Yerevan.
Fin dal 2000, insieme alla moglie Lilit, il professore ha avviato un dialogo costante con la realtà fiorentina, culminato nel 2013 con l’intitolazione di una sala di Palazzo Coppini in suo onore. Testimonianza tangibile di questo scambio è il libro sui paesaggi italiani donato da Beglaryan durante i primi incontri: un volume in lingua armena arricchito da annotazioni e sottolineature manoscritte, simbolo di un’osservazione partecipata e di un coinvolgimento emotivo concreto.
Nel corso degli anni, le delegazioni armene hanno arricchito il patrimonio di Palazzo Coppini con doni dal forte valore simbolico:
Il Khachkar in legno: una fedele riproduzione della tipica stele crociata armena, monumento che fin dal IX secolo unisce fede, spiritualità e l’indissolubile identità nazionale di un popolo resiliente.

Una piccola scultura in ottone : una statuetta raffigurante un muflone, opera firmata dall’artista Armen Arakelyan e donata da Gagik Galstyan, emblema della forza e della natura del territorio armeno.

Il celebre Cognac Ararat: bottiglie storiche, alcune delle quali con etichette personalizzate dedicate alla Fondazione e a Paolo Del Bianco, da sempre sinonimo di accoglienza e rispetto nei momenti solenni.



Famiglia, accoglienza e identità condivisa


Il legame tra Firenze e Yerevan va ben oltre la sfera professionale, radicandosi profondamente nella dimensione privata. La famiglia Del Bianco è stata accolta più volte in terra armena, prendendo parte a momenti di festa autentica, come la celebrazione di un battesimo in famiglia.
La società armena si distingue per un forte senso comunitario e per un’accoglienza calorosa. Nonostante una storia complessa e segnata da prove difficili, il popolo armeno ha saputo preservare un’identità culturale fortissima, in cui l’ospitalità è sacra e i valori si tramandano attraverso riti quotidiani e celebrazioni collettive.


I simboli della tradizione: il caffè armeno e l’alfabeto millenario


Tra le tradizioni più affascinanti custodite nella memoria della Fondazione c’è il rito del caffè, preparato utilizzando il tipico bricco in rame chiamato jazve. La polvere finissima viene bollita lentamente con acqua e zucchero per dar vita a una bevanda densa e spumosa, concepita storicamente come momento di convivialità e dialogo. Nel Museo delle Espressioni di Gratitudine è conservata una caffettiera commemorativa del 1983, dedicata al campione olimpico Yuri Vardanyan.
Accanto alle tradizioni conviviali spicca l’orgoglio per la propria lingua. Un dono di inestimabile valore culturale è la teca che custodisce la riproduzione dell’alfabeto armeno, ideato nel V secolo dal monaco Mesrop Mashtots. Composto da trentanove lettere, questo alfabeto non è solo lo strumento con cui sono stati tramandati i testi sacri, ma il baluardo stesso dell’identità nazionale, celebrato anche quando Yerevan è stata proclamata Capitale Mondiale del Libro UNESCO.


Riconoscimenti ufficiali e spiritualità


La solidità di questo ponte culturale ha ricevuto nel tempo importanti attestati istituzionali:
Laurea Honoris Causa: conferita nel 2008 al presidente della Fondazione dall’Università Statale di Architettura e Costruzione di Yerevan.

Onorificenze Ministeriali: nel 2013 il Ministero della Cultura armeno ha consegnato un diploma ufficiale accompagnato dalla medaglia dedicata a Grigor Narekatsi, insigne poeta e mistico medievale.

Il legame spirituale: di altissimo valore simbolico è l’udienza concessa il 18 giugno 2003 da Sua Santità Karekin II Nersissian, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, a Paolo Del Bianco.

Oggi, tutti questi frammenti di storia, oggetti e memorie trovano casa presso Palazzo Coppini, a ulteriore dimostrazione del fatto che due culture geograficamente lontane possano incontrarsi, superare le differenze e trasformare il dialogo in un’amicizia duratura tra i popoli attraverso la conoscenza reciproca.”