![]()
CRACOVIA - FIRENZE: Un comune retaggio architettonico
I legami tra la cultura italiana e quella polacca hanno una ricchissima tradizione che data di molti secoli. Molte opere architettoniche di Cracovia testimoniano la presenza dei maestri del Rinascimento italiano nella nostra città. Furono soprattutto gli artisti fiorentini a contribuire all'introduzione delle forme italiane nell'architettura polacca. Invitati a Cracovia dal re Sigismondo il Vecchio, i fiorentini come Franciscus Italius e Bartolomeo Berecci lavorarono alla ristrutturazione del castello regale e alla costruzione della cappella del Duomo di Wawel. La ricostruzione della galleria mercantile Sukiennice, incendiata nel 1555, fu l'opera di Gian Maria Padovano.
Nell'Ottocento molti eminenti architetti cracoviani studiarono in Italia l'architettura dell'epoca rinascimentale, basandosi poi ai suoi canoni nella costruzione dei palazzi pubblici e delle case d'abitazione.
Sono contento che grazie alla collaborazione instaurata tra la Fondazione di Romualdo del Bianco e il Politecnico di Cracovia, gli studenti e i giovani architetti hanno la possibilità di conoscere direttamente il ricchissimo patrimonio dell'arte italiana. Credo che questi contatti favorendo lo scambio delle esperienze, ci permettono di arricchire reciprocamente il nostro bagaglio culturale.
Sono infine convinto che le iniziative culturali organizzate assieme: convegni, seminari, rassegne, contribuiscono a rafforzare i legami tra Cracovia e Firenze, a sostenere la nostra coscienza di un comune retaggio culturale dell'Europa.
Andrzej Golas
Sindaco di Cracovia
La Fondazione Romualdo Del Bianco, è un Ente non profit con una missione a carattere sociale: sviluppare incontri internazionali per mezzo dei quali persone di cultura e nazionalità diversa possono incontrarsi, conoscersi, comprendersi le une con le altre, per favorire la reciproca conoscenza e l'amicizia e quindi per contribuire alla diffusione della pace nel mondo.
Il queste poche parole ho cercato di condensare i principi e i propositi che animano tutte le nostre iniziative intraprese e che intendono fare dell'arte e della cultura un potente motore, il "veicolo universale" per far avvicinare e far comunicare persone di cultura e di Paesi diversi.
Ritengo che questo nostro messaggio di pace debba essere rivolto in primo luogo ai giovani, al loro entusiasmo nel fare nuove conoscenze, al loro interesse per la cultura che li rende sensibili al richiamo dell'arte e della bellezza. Proprio per tali ragioni gli studenti di Facoltà estere, in prevalenza di Architettura, Belle Arti, Storia dell'Arte e Musica, sono i principali protagonisti di tutti gli incontri internazionali che ogni anno organizziamo a Firenze; una particolare attenzione viene riservata a coloro che provengono dai Paesi del Centro Europa, Eurasia, Asia ed Estremo Oriente: sono infatti Paesi che per ragioni diverse (storiche, politiche o geografiche) hanno in questi ultimi anni dimostrato un crescente interesse verso una maggiore integrazione internazionale, del quale si sono fatti portavoce proprio le più giovani generazioni.
Tutti i nostri giovani partecipano assieme ad incontri, mostre, concerti ed altre iniziative attraverso le quali la Cultura in quanto tale (senza cioè distinzione di forma o di nazionalità) diviene motore di incontri interpersonali, quindi motore di conoscenza, quindi di comprensione, quindi di amicizia. Dunque motore di Pace.
Il nostro è quindi un investimento volto a stimolare tra i giovani la diffusione dei principi di comprensione e tolleranza; ed è attorno ad essi che cercheremo di richiamare l'entusiasmo ed il consenso di tutte quelle persone che come noi credono nell'arte e nella cultura non soltanto come espressione universale della bellezza, ma anche come potente strumento per contribuire allo sviluppo della pace nel mondo.
La mostra di opere "Cracovia - Firenze: un comune retaggio architettonico" è nata sotto gli auspici della Fondazione Romualdo Del Bianco, quale esempio di iniziativa in linea con la propria missione sociale di integrazione internazionale. Infatti, tale iniziativa permette non solo di consolidare gli ottimi legami con la Facoltà di Architettura di Cracovia ma, soprattutto, costituisce una nuova occasione di incontro e di confronto tra studenti provenienti dalle Facoltà di Architettura di diverse città del Centro Est Europa, ospitati a Firenze dalla Fondazione Romualdo Del Bianco.
In questo auspicio la Fondazione Romualdo Del Bianco, per quanto cosciente di essere un piccolo granello di sabbia, vuole sentirsi comunque partecipe ed intende portare avanti il proprio programma d'incontri a Firenze, anche per dare un concreto contributo ad affermare Firenze quale città d'incontri internazionali, quindi città di conoscenza e di comprensione interpersonale, quindi città con missione di Pace:
"Per la Pace nel mondo, fra i Giovani di Paesi diversi, con la Cultura
Incontrarsi, Conoscersi, Comprendersi per sviluppare l'Amicizia tra i popoli".
Confido che l'intero settore turistico imprenditoriale possa sempre più vedere nella propria attività non solo l'anima di business, ma anche l'opportunità di connessione ai valori d'integrazione internazionale, quindi di contribuire ad una missione di Pace.
Questo è un tema caro alla Fondazione Romualdo Del Bianco e mi auguro che il nuovo millennio veda sempre più affermata, in questo nostro mondo, la Cultura della pace, quindi l'arte di vivere insieme, con il piacere di vivere insieme, anche se fra persone di culture diverse; sempre con la fiducia in un futuro in cui l'umanità si arricchisca a dismisura sia con una profonda e determinata volontà di comprendere il proprio simile, che con la incommensurabile gioia nell'esservi riuscita.
Paolo Del Bianco
Presidente della Fondazione Romualdo Del Bianco
Egregio Signore Paolo del Bianco,
Siamo sulla soglia del giubileo, 2000 anni di cristianesimo europeo e questa grande data coincide anche con il quarto anniversario della collaborazione tra Firenze e Cracovia. La collaborazione nata dall'iniziativa del Signor Presidente e della sua Fondazione è stata intrapresa dalla Facoltà di Architettura del Politecnico di Cracovia, dall'intero ambiente accademico della nostra città e della Polonia in generale e anche degli altri paesi dell'Est europeo. L'iniziativa è mirata all'educazione degli studenti, al futuro intellettuale dell'Europa unita, allo sviluppo del giovane ceto scientifico e infine ad intensificare, a stringere i rapporti tra i vari centri culturali del continente europeo.
Il risultato della nostra collaborazione negli ultimi anni è rappresentato dai numerosi incontri e convegni scientifici e di progettazione organizzati a Firenze, a Praga e a Cracovia. Sono state allestite le presentazioni del nostro comune patrimonio, sia quello storico che quello contemporaneo, inoltre i nostri studenti hanno partecipato ai seminari di progettazione dedicati a Firenze e al suo influsso sulla cultura dell'Europa centro-orientale. Tanto che molti di essi hanno scelto quale argomento delle loro tesi di laurea la città storica di Firenze. Infatti tutti ne sono stati coinvolti, molti addirittura continuano a partecipare alle diverse iniziative svolte nell'ambito della nostra collaborazione.
Poiché teniamo in grande stima la Fondazione di Romualdo del Bianco, ci proponiamo di contribuire alla diffusione della sua idea. I nostri programmi scientifici e didattici continueranno dunque a riferirsi al concetto dell'Europa unita in base al comune patrimonio culturale. La storia degli ultimi 60 anni del nostro continente, che ha tagliato le radici della cultura europea, ci impone il dovere di unire le nostre forze per riparare i danni. Tali sono le aspettative dell'ambiente intellettuale di Firenze e tal è l'obiettivo dei nostri sforzi, quelli degli scienziati e degli studenti legati al Politecnico di Cracovia. Abbiamo oggi il piacere di presentare a Firenze il nostro lavoro di documentazione, dedicato al Rinascimento italiano sul territorio polacco. E' un nostro proposito quello di contribuire, anche nel futuro, allo sviluppo di questa nostra collaborazione con le iniziative di carattere creativo.
Al Signor Presidente Paolo del Bianco vada infine la nostra riconoscenza per aver stimolato con le sue idee il nostro ambiente a lavorare a favore dell'Europa unita, e ciò non solo nella dimensione economica, ma anche in quella culturale ed intellettuale.
Signor Presidente!
Le auguriamo nuovi successi nella realizzazione della sua grande idea dell'integrazione culturale del nostro continente. Siamo convinti che questa l'idea è stata uno spunto d'azione per il nostro ambiente di professori e docenti universitari e per la moltitudine di studenti che con il suo sostegno possono approfondire la conoscenza delle proprie radici culturali.
I suoi meriti verso l'integrazione della cultura europea a cavallo del XX e XXI secolo saranno senz'altro apprezzati dalla storia.
Con l'espressione della più alta stima le esprimiamo i nostri ringraziamenti per tutti i suggerimenti che Lei ci ha dato negli ultimi anni
Waclaw Seruga
Preside della Facoltà di Architettura
del Politecnico di Cracovia
Kazimierz Kusnierz Dariusz Kozlowski Ewa Weclawowicz-Gyurkovich
Vicepreside Vicepreside Vicepreside
CRACOVIA - FIRENZE: Un comune retaggio architettonico
legami culturali tra la Polonia e lItalia, sia quelli remoti sia quelli attuali, non necessitano di essere dimostrati, non lo necessita neanche il fatto che le relazioni tra Cracovia e Firenze hanno un carattere particolare. Accanto ai numerosi contatti personali, ai legami di parentela, agli scambi economici, scientifici, artistici ed istituzionali, va iscritta su questo lungo e nobile elenco anche l'attività della Fondazione di Romualdo del Bianco, recentemente costituita ed animata dall'insolita personalità del Presidente della compagnia VivaHotels, Sig. Paolo del Bianco. "Tramite l'uomo - all'uomo - per l'uomo": questo motto della Fondazione risulta particolarmente attuale nel nostro mondo spersonalizzato dei computer, delle macchine automatiche, delle tecnologie sempre più raffinate, in cui viene a mancare il posto per una riflessione umanistica, per un incontro delle personalità e degli intelletti ed infine per una percezione dei talenti. La Fondazione si propone come obiettivo di favorire appunto questi valori antichi.
In questa ottica abbiamo deciso insieme di ricordare in quale modo la riflessione, il contatto e gli scambi tra gli intellettuali dell'epoca rinascimentale hanno contribuito allo sviluppo di un grande patrimonio culturale.
Nel Quattrocento e nel Cinquecento la Toscana con la sua capitale, Firenze divenne la patria del Rinascimento, vantando cosi delle particolari e favorevoli condizioni di crescita ed assumendo inoltre il ruolo di uno dei più importanti centri commerciali e bancari dell'Europa di quell'epoca. Tra le numerose ricchissime famiglie fiorentine, tra loro rivali, il posto più eminente venne occupato dai Medici, il cui potere e la cui ricchezza si basarono sui fondamenti creati da Giovanni di Bicci, il padre del celebre Cosimo il Vecchio, a cui la Toscana dovette la sua potenza e il benessere.
La filosofia dell'Umanesimo e le nuove tendenze artistiche si diffusero da Firenze in tutta l'Europa, trovando anche in Polonia le ottime condizioni politiche ed economiche per il suo sviluppo. Specialmente a Cracovia, all'epoca capitale dello stato, il mecenatismo della corte regale e delle grandi famiglie aristocratiche contribuì alla vera fioritura delle arti, delle scienze e della cultura, attirando cosi numerosi artisti toscani.
Helena e Stefan Kozakiewicz presentando la genesi del Rinascimento in Polonia, hanno infatti sottolineato il ruolo dell'educazione umanistica che ricevettero i tre figli del re Casimiro Jagiellonczyk: Giovanni Olbracht, Alessandro e soprattutto Sigismondo I, che durante il suo soggiorno alla corte di Buda, ancora nelle veci di giovane erede al trono, ebbe l'occasione di conoscere l'arte rinascimentale nella sua forma più pura, realizzata dall'ambiente degli artisti italiani. Vi lavorarono infatti, per il re Mattia, gli artisti i cui nomi divennero famosi come: Andrea Verrocchio di Firenze, Andrea Ferrucci e Benedetto da Maiano. Può darsi che Sigismondo I avesse introdotto il primo gruppo di artisti italiani in Polonia proprio tramite la corte del re Mattia e che Francesco della Lora, detto il Fiorentino, a partire dal 1502 in servizio del re polacco, facesse parte dello stesso gruppo. Sigismondo I affidò proprio a lui il compito, legato alla grande responsabilità e al prestigio di ristrutturare la dimora regale di Cracovia. Arrivato a Cracovia, il Fiorentino fondò ai piedi della collina del castello di Wawel, in Via Kanonicza, la bottega in cui lavorarono gli architetti e scultori italiani, il più famoso dei quali fu Bartolomeo Berecci. Proprio qui infatti nacquero i progetti di modernizzazione del castello regio, iniziati di seguito con la ristrutturazione della cosiddetta Casa della Regina. Vi vennero inoltre progettati numerosi dettagli architettonici, scolpiti in pietra, che finora compongono l'insolita leggerezza delle arcate a più piani, la cui genesi risale al "cortile fiorentino", tipico delle case cittadine in Toscana.
Dopo la morte del Fiorentino, Bartolomeo Berecci assunse la direzione delle botteghe e realizzò la cappella sepolcrale di Sigismondo I, dalle forme architettoniche puramente toscane, incontaminate, considerata dagli storici d'arte "la perla dell'architettura rinascimentale al nord dalle Alpi". L'interno della cappella fu decorato dai grandi maestri: Giovanni Cini di Siena, Bernardino Zanobi de Gianotis e Filippo da Fiesole.
Numerosi lavori eseguiti da Berecci e il suo gruppo furono ordinati dal mecenatismo ecclesiastico, specialmente quelli che vennero realizzati nei pressi della Via Kanonicza (in italiano appunto Canonica) dove la maggior parte dei dignitari del capitolo cattedrale di Cracovia ebbe la sede. Gli architetti italiani vi costruirono, tra I'altro, bellissimi palazzi con i portici per il conto del vescovo Erazm Ciotok in Via Kanonicza 7, del vescovo Jan Konarski in Via Kanonicza 9 e del vescovo Samuel Maciejewski in Kanonicza 1.
Giovanni Cini, Zanobi e Filippo da Fiesole, già menzionati, furono molto attivi in quanto "muratori regali", impiegati alla ristrutturazione della cattedrale di Plock e alla ricostruzione della cattedrale di Wilno incendiata. Si presume inoltre che gli stessi furono autori della famosa "villa suburbana" costruita nei pressi di Cracovia su ordine di Jost Lodovico Decjus - principalmente segretario del banchiere cracoviano e titolare di saline Seweryn Boner e di seguito consigliere e segretario del re. L'incertezza riguardo all'attribuzione della villa risulta dalla duplice interpretazione del documento storico pervenuto ai nostri tempi che da alcuni è considerato il contratto per la costruzione della residenza suburbana, da altri è ritenuto invece il contratto di finanziamento da parte di Decjus di alcune iniziative economiche intraprese dai muratori italiani. Nonostante che le recenti ricerche svolte alla villa di Decjus nel quartiere odierno di Wola Justowska, non hanno fornito concrete prove architettoniche dell'attività degli artisti italiani, le caratteristiche generali di quest'opera, come eleganza, semplicità piena di armonia, funzionalità e perfetta consonanza con il paesaggio, sembrano dimostrare che gli artisti impiegati alle botteghe del re avevano contribuito anche alla costruzione della dimora del suo segretario.
Al gruppo di eccellenti artisti fiorentini che lasciarono le proprie opere a Cracovia e in tutta la Polonia va annoverato inoltre Santi Gucci; suo pure, detto Giovanni della Camilla fece parte dei numerosi muratori impegnati alla costruzione della cattedrale di Firenze e fu sicuramente il primo maestro del figlio. Si presume anche che Santi Gucci fu, come suo fratellastro Francesco Camilliani, discepolo del celebre scultore fiorentino Baccio Bandinelli e si trovò cosi sotto l'influsso del circolo più esponente degli artisti del Cinquecento italiano. Bandinelli ebbe infatti una posizione particolare tra gli artisti fiorentini. E ciò fu dovuto sia al suo insolito talento e all'astuzia, sia alla benevolenza dimostratagli dal grande mecenate dell'arte Cosimo I Medici. Proprio all'ordine dello stesso, Bandinelli assieme all'architetto Giugliano di Baccio d'Agnolo realizzarono il progetto particolarmente prestigioso di ristrutturazione di alcune sale d'udienza nel Palazzo della Signoria. Nel 1547, sempre all'ordine del principe, Bandinelli costruì il coro ottagonale, decorato di marmi e di bassorilievi in bronzo; per molti anni svolse inoltre l'incarico di direttore del cantiere di costruzione della cattedrale. Se, quindi, Santi Gucci fu davvero discepolo di Bandinelli, dovette partecipare alla realizzazione di quelle grandi opere artistiche, ricevendo cosi una buona istruzione architettonica.
La prima menzione sulla permanenza di Gucci in Polonia risale al 1557 e si riferisce alla ricostruzione della galleria mercantile, detta Sukiennice, dopo il grande incendio che divampò nella città di Cracovia nel 1555. "Sancto Italo lapicidae" riscosse nel 1557 il compenso per l'esecuzione del modello di mascherone che servì alla realizzazione dell'intera serie delle sculture in pietra che adornarono l'attico di Sukiennice. Esse furono eseguite in pietra proveniente dalle cavi di Pinczów da un altro artista italiano Gian Maria Padovano, discepolo di Agostino Zoppo, che fu attivo in Polonia dal 1530 ed è ritenuto l'autore del generale concetto architettonico dell'attico di Sukiennice. Padovano fu tra l'altro l'autore del ciborio nella chiesa cracoviana della Santissima Vergine Maria e del sepolcro del vescovo Samuel Maciejowski alla cattedrale del castello di Wawel.
A Santi Gucci, coniugato con Caterina Górska e per un periodo residente a Pinczów, dove probabilmente gestì una bottega di scalpellini, gli storici dell'architettura attribuiscono la realizzazione di importanti opere architettoniche quali i palazzi regali di Lobzów e Niepotomice, il palazzo di Ksia,z Wielki, I'estensione dei castelli di Pinczów e di Janowiec, la sede del capitolo di Cracovia, in Via Kanonicza 21 e infine il castello di Grodno. Non tutte queste opere si conservarono nello stato originale; le guerre, i cataclismi e i danni causati dalla situazione economica contribuirono a notevoli modificazioni.
I nomi degli artisti italiani, in primo luogo quelli toscani, che lavorarono a Cracovia o generalmente in Polonia, si potrebbero elencare a lungo. E' caratteristico che essi vi trovarono le condizioni favorevoli per lo sviluppo dei propri talenti, grazie ai potenti mecenati ed amici. In molti casi vi si domiciliarono per sempre, contraendo matrimoni ed integrandosi nell'ambiente locale. Berecci per esempio, sposato con la cracoviana Margherita de domo Szelag svolse addirittura l'incarico di giudice popolare del quartiere Kazimierz a Cracovia. Sappiamo inoltre che Giovanni Cini assunse la cittadinanza cracoviana e che assieme al suo connazionale Nicolò Castiglione, scultore e muratore di Firenze, il presunto restauratore del castello di Pieskowa Skala, fu a Cracovia proprietario di una casa situata nei pressi della Porta Mikolajska.
I nomi dei diversi altri artisti di origine italiana s'incontrano frequentemente nei documenti comunali, dimostrando così la loro grande attività sociale. Le loro opere, appartenenti oggi ai più importanti monumenti architettonici di Cracovia, sono diventate un ottimo oggetto delle esercitazioni professionali e delle ricerche svolte da generazioni di studenti della Facoltà di Architettura della nostra città. Molti di quelli i cui nomi appaiono sulle matricole dei disegni qui raccolti, vantano oggi le posizioni di prima importanza nel mondo dell'arte, delle scienze e della cultura, sono artisti eminenti e la loro sensibilità creativa si è formata appunto nel contatto con le opere dei maestri rinascimentali che sono ritenute finora modelli della perfezione e canoni estetici.
Al giorno d'oggi quei rilievi e abbozzi, alcuni dei quali contano oltre 50 anni, costituiscono di per sé opere d'arte ed appartengono alla collezione d'archivio unica dellistituto della Storia dell'Architettura e del Restauro. Le vogliamo presentare oggi in quanto documento che illustri il patrimonio culturale comune delle nostre due città, Cracovia e Firenze: il retaggio dell'architettura rinascimentale.
Andrzej Kadluczka
Direttore dell'lstituto di Storia dell'Architettura e del Restauro presso il Politecnico di Cracovia