Galleria degli Uffizi

Bernardino Campi (attribuito), Cremona 1522 – Reggio Emilia 1591, Ritratto virile

Olio su tela, cm 74 X 60, Inv. 1890 n. 891

Inserito in una cornice intagliata e dorata a decoro di volute (cm 84 x 99 )

FINANZIAMENTO ANNO 2000

 

Nota di restauro

Il dipinto, esposto nella sala dei pittori lombardi della Galleria, è stato eseguito su una tela di supporto molto sottile, ed era già stato in passato foderato, ma presentava diverse spanciature lungo i bordi e in particolare in prossimità dell’angolo destro. La superficie pittorica era molto arida poiché le vecchie vernici avevano, col trascorrere del tempo, perso corpo, e si erano scurite ed opacizzate al punto da ridurre l’opera a valori di monocromo. In primo luogo è stata effettuata la pulitura dell’opera con l’impiego di solventi idonei a sciogliere la vecchia vernice ossidata e scurita, quindi sono stati rimossi a bisturi alcuni ritocchi, macchie e schizzi di pittura murale, particolarmente concentrati, quest’ultimi, sul mantello e sul fondo a sinistra.

Queste operazioni non difficili in sé, perché di routine, si sono rivelate complesse a causa dell’estrema aridità della materia dell’opera: il solvente asciugava subito, così, necessariamente, si doveva procedere sulle stesse macchie con infiniti passaggi in punta di pennello, potendo pulire volta a volta porzioni molto piccole di superficie pittorica. Attraverso la pulitura il dipinto ha ritrovato quel nitore che prima si poteva solo intuire, ed è stata messa in risalto l’estrema abilità dell’artista nella minuziosa descrizione che fa del personaggio, ritratto con vivo naturalismo, come è dato vedere, ad esempio, nei capelli e nella barba che sono stati eseguiti, sul tono di fondo del carnato, con sottilissime pennellate di nero inframmezzati da qualche filo di bianco che sbalugina qua e là, e da quel neo sul viso da cui spunta qualche esile pelo di barba. E, pur nella sobrietà estrema della tavolozza impiegata, è stato messo in luce, il delicato cangiantismo del mantello, che sulla sommità delle pieghe da grigio vira in azzurro.

In seguito il dipinto è stato sfoderato da una tela aggiunta che era quasi tre volte più grossa della sua. È probabile che durante la vecchia stiratura, con quel sostegno poco compatibile, si sia prodotta l’arrotatura del supporto originale (che è di lino fine) forse per l’eccessiva pressione esercitata dal ferro caldo su tutti i nodi che ne costituiscono i punti più rilevati, considerando anche il fatto che il dipinto è senza preparazione. Una volta poi ripulito con l’uso del bisturi il retro della tela dai residui di vecchia pasta, l’opera è stata consolidata, con la tecnica del sottovuoto per ottenere un miglioramento della superficie. Infine il dipinto è stato ritensionato, dopo l’applicazione di strisce laterali, su un nuovo telaio estensibile.

A lavoro ultimato, l’opera appare naturale: le pennellate non sono schiacciate, ma le spanciature, i piccoli bozzi, e i segni di battuta, sono spariti. Dopo aver rimosso le vecchie stuccature a cera, è stata rifatta sulle piccole lacune la stuccatura ad imitazione della trama vicina. Dopo il restauro pittorico, durante il quale sono stati resi meno visibili i ‘pentimenti’ dell’artista venuti alla luce dopo la pulitura, e i nodi della tela, le sgranature, le macchie dovute a trasparenze, sono stati integrati in punta di pennello. Il dipinto è stato verniciato ripetutamente, poiché la tela era aridissima.

A restauro compiuto si può ora apprezzarne l’elevato tenore qualitativo. La bellissima cornice in legno dorato a decoro di volute è stata pulita, consolidata e incollata in diverse parti, dove i riccioli dell’intaglio erano pericolanti, (già due volute all’estremità di entrambi gli angoli sulla destra erano state rifatte in passato). Numerosissime, anche se di piccola entità, erano le cadute di materia che sono state stuccate. Sulle lacune è stato steso uno strato di bolo, in seguito dorato, con oro a conchiglia. Hanno ultimato le operazioni di restauro una leggera patinatura delle integrazioni e la stesura di uno strato protettivo di cera d’api, dato a tutta la cornice.