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Il restauro
di "Allegoria sacra" in collaborazione con Vivahotels attraverso il Progetto "Be Part of History". |
Pervenuta agli Uffizi nel 1793, in
occasione dello scambio fra il museo fiorentino e la Galleria
Imperiale di Vienna, la cosiddetta Allegoria sacra di Giovanni Bellini
è un’opera di poesia soave, a dispetto della densità d’emblemi che
esibisce e della complessa trama iconologica che lascia presagire. I
piani su cui può dipanarsi la sua lettura sono pertanto almeno due. Da
un lato, lo spirito del riguardante è a tal segno rapito dalla vena
poetica (vibrante e nel contempo tenera) da risultarne appagato;
dall’altro, la mente del medesimo riguardante è indotta a ricercare
nella scena belliniana il significato sotteso ed è come sopraffatta
dall’incalzante dispiegarsi dei simboli. Le congetture interpretative
si sono succedute nel tempo, senza che mai si sia pervenuti a una
proposta che risultasse pienamente ammissibile. Resta difficile
infatti conciliare, e fra loro combinare, i tanti significati che la
figurazione ostenta, le tante allegorie sacre e però anche profane,
che paiono perfino accavallarsi. Come sempre accade nelle ipotesi
esegetiche, l’assunto scientifico esige d’evocare una sola fonte o un
solo autore di riferimento; giacché, se per ogni elemento simbolico
effigiato dal maestro veneziano si dovesse ricercarne la matrice in
testi differenti l’uno dall’altro, ognuno potrebbe a buon diritto
avanzare un’originale idea di lettura. Cultura classica e cultura
teologica paiono qui miscelarsi in un congegno umanistico, che potrà
rivelarsi soltanto se si riuscirà a recuperare il testo verisimilmente
letterario a cui s’ispirò il Bellini quando, negli anni che stanno a
cavallo fra Quattro e Cinquecento, dipinse quest’opera. A meno che non
si dia il caso, da taluno ventilato, che ogni immagine simbolica del
quadro sia stata giustapposta alle altre su un’invenzione dovuta
all’artista medesimo. |