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Premessa
I lavori relativi alla sesta campagna di scavo nella “Villa di Augusto” a Somma
Vesuviana si sono svolti nel periodo agosto-ottobre 2007 ed hanno interessato
complessivamente un’area di oltre 1500 mq (Tav. I).
Per motivi di sicurezza, l’area è stata indagata secondo l’estensione prevista dal
progetto soltanto fino alla profondità di 2,5–3 m dal piano di campagna, restringendo
progressivamente l’area di scavo attraverso la creazione di “gradoni” larghi circa 2,50
m.
Le indagini archeologiche sono state condotte, come da prassi, secondo il
metodo stratigrafico. Nel nostro caso l’esigenza, da un lato, di intervenire su una
superficie piuttosto vasta, e la presenza, dall’altro, di strati di notevole potenza e
compattezza (rappresentati essenzialmente da depositi vulcanici riconducibili ad un
unico evento eruttivo), hanno richiesto e consentito l’uso di mezzi meccanici di varia
tipologia e grandezza per gran parte delle operazioni di scavo. I lavori sono dunque
stati eseguiti con una pala meccanica di grandi dimensioni, usata per la rimozione degli
strati più superficiali (fino a -2 m ca. dal p.d.c.), e poi con un miniescavatore, mentre
per lo scavo dei depositi più compatti (di consistenza quasi litica) si è dovuto ricorrere
all’uso dei demolitori (anche questi di dimensioni variabili); l’asportazione delle
stratigrafie archeologiche e la pulizia delle strutture antiche è stata invece sempre
eseguita a mano (da operai specializzati e/o archeologi).
Nel corso del lavoro si è inoltre proceduto alla registrazione sistematica dei dati
attraverso l’esecuzione di documentazione fotografica (sia su supporto digitale, sia su
pellicola), grafica (piante generali e di dettaglio, sezioni, prospetti, realizzati sia con
rilievo strumentale, sia con rilievo diretto) e scritta (redazione del giornale di scavo e
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delle schede di unità stratigrafica).
Risultati dello scavo
Nel corso dell'ultima campagna le aree oggetto di indagine sono state le seguenti:
- A) l'ambiente quadrangolare ovest [denominato Vano 2]
- B) l'angolo NE dell'area di scavo [già denominato Saggio 1], che rappresenta
l'ampliamento delle indagini avviate nel 2005-2006.
A) Vano 2
Questo ambiente (dimensioni 8,60 x 9 m circa), con muri perimetrali in opus vittatum
mixtum alternato ad opera incerta di tufo, era già stato individuato e in gran parte
scavato tra 2003 e 2005 (v. Relazioni di Scavo precedenti). I lavori di scavo nel vano
sono consistiti essenzialmente nella rimozione delle porzioni residue degli strati di
crollo già evidenziati nelle passate campagne: nel quadrante SE dell'ambiente, in
particolare, è stato rimosso uno spesso strato (US 401) composto esclusivamente da
laterizi, frammenti di malta e porzioni di muro [fig. 1], al disotto del quale è stato
individuato uno strato omogeneo di legno carbonizzato [US 402: fig. 2]. A seguito di
una pulizia di dettaglio si è potuto verificare che i citati frammenti lignei (perlopiù tavole
e travicelli), giacenti a contatto con il pavimento dell'ambiente, presentavano una
disposizione ordinata e riconducibile, con ogni probabilità, ad un solaio oppure
all'orditura posta a sostegno della copertura.
Rimossa l'US 402 [fig. 3], è stato riportato in luce il pavimento antico
dell'ambiente, rivestito con un mosaico a semplice fondo bianco e cornice periferica
nera (US 327); del tessellato sopravvivono tuttavia soltanto porzioni minime a ridosso
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del tratto est della parete meridionale del vano, mentre per il resto il pavimento si
conserva soltanto a livello della preparazione, quest'ultima interrotta da tagli (US 407,
411) e buche di palo (US 413, 415, 417-418, 420, 422) pertinente alle più tarde fasi di
occupazione dell'ambiente [fig. 17]. Probabilmente coerente con i citati tagli è la
struttura muraria US 204-205 (cd. mangiatoia), anch'essa rinvenuta piena di legno
carbonizzato [figg. 4-5] e forse ricollegabile ad un uso di quella porzione dell'ambiente
come ricovero per animali, funzione alla quale ben si adatterebbe, oltre alla suddetta
struttura, l'uso relativamente esteso di elementi lignei infissi nel pavimento.
Le stesse operazioni sono state compiute nella metà ovest dell'ambiente, dove
è stato rimosso uno spesso deposito di crollo (US 403) di composizione simile al 401;
l'US 403 [fig. 6] risultava coperta da uno strato omogeneo di intonaci dipinti (già
evidenziati nel 2005: US 208 = US 404), chiaramente in giacitura primaria e pertinenti
alla decorazione parietale dell'ambiente [figg. 7-8]. La pulizia dei frammenti di
intonaco, assai fragili ed imbevuti di acqua, è stata eseguita da un restauratore
specializzato [figg. 9-10], che ha anche provveduto all'apposizione di una velatura per
consentire una più agevole rimozione dei pezzi [figg. 11-12].
Rimosse le US 403-403 è stato riportato in luce un tratto relativamente ampio
del mosaico US 327, conservato soprattutto alla base del tratto ovest del muro
meridionale del vano, anche se interrotto da un'ampia lacuna e da una buca di forma
irregolarmente circolare [fig. 16].
Lungo la parete ovest dell'ambiente sono stati invece rimessi in luce i resti di
almeno due grandi dolia, collocati ancora nella posizione originaria e in parte alloggiati
all'interno di tagli appositamente praticati nel pavimento antico e nei suoi strati
preparatori [figg. 13-15]; risultavano ancora in buona parte conservate, all'interno dei
contenitori fittili, le derrate alimentari (perlopiù olive, noci, etc.), delle quali sono stati
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prelevati campioni da sottoporre ad analisi laboratoriali.
Nell'angolo NW del vano gli strati di crollo non sono invece stati asportati per
permettere la conservazione in situ del forno US 209, il cui riempimento, nel corso
dell'ultima campagna, è stato in parte scavato allo scopo di recuperare eventuali
materiali datanti contenuti al suo interno (ricerca che si è purtroppo rivelata
infruttuosa)1. B) Angolo NE dell'area di scavo
Già nella precedente campagna di scavo in questa zona era stata scoperta,
pur se solo in parte, un'ampia aula rettangolare absidata (“vano 7”, lungh. max m 12,90
circa; largh. max m 6,50 circa) [figg. 18, 20]. Di questa – oltre ai margini ovest e nord,
quest'ultimo costituito da un muro aperto in una trifora ad arcate su pilastri – è stato
rimesso in luce gran parte del limite sud: in questo punto le strutture murarie
dell'ambiente risultano purtroppo quasi completamente rasate fino alla quota di
calpestio [figg. 18, 26-27, 30]. Sono tuttavia ben riconoscibili le tracce di un'apertura,
comunicante verso sud con un ulteriore ambiente pavimentato in cocciopesto
(denominato “vano 8”), di forma e dimensioni attualmente non precisabili2. Il livello
pavimentale, al momento dello scavo risultava coperto, ad una quota superiore, da uno
strato omogeneo (US 429) di laterizi (quasi esclusivamente tegole), sovrapposto ad un
deposito compatto di legno carbonizzato (US 431): tali strati [figg. 26-27], composti da
materiali in giacitura primaria, sembrano essere riconducibili – analogamente a quanto
riscontrato nel vano 2 – al crollo della copertura dell'ambiente. Al disotto del pavimento,
parzialmente spoliato [fig. 28], sono state rinvenute due canalette foderate in lastre di
1 La terra di scavo è stata sottoposta a lavaggio e setacciatura, ma al suo interno non sono
stati recuperati materiali significativi.
2 Buona parte dell'ambiente ricade infatti oltre gli attuali limiti di scavo.
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marmo ed ortogonali tra loro [figg. 29-30-31]; tra le due, quella più ad ovest risulta
essere la prosecuzione del condotto evidenziato nelle scorse campagne di scavo a
contatto con la “cisterna” quadrangolare US 221 (v. Relazione di Scavo 2005).
Tornando ora al “vano 7”, lo scavo di quest'anno è sostanzialmente consistito
nella rimozione della porzione superstite di deposito vulcanico esistente nell'abside,
all'interno della quale lo scorso anno era stata risparmiata – su tutta l'area – anche la
stratigrafia immediatamente a contatto del pavimento. Lo scavo di quest'ultimo
deposito – costituito da un sottile ed omogeneo strato nero di bruciato (US 439) [fig.
19], simile all'US 316, già rinvenuta nel 2006 su tutta la superficie del vano 7 – ha
consentito di recuperare una discreta quantità di materiale ceramico; quest'ultimo, ad
un'analisi complessiva, risulta assegnabile ad un periodo non precedente alla seconda
metà del V secolo, confermando, ancora una volta, la frequentazione ininterrotta del
complesso fino all'eruzione del 472. Alle fasi di abbandono appartengono anche le
numerose buche circolari (US 467-476, 478) ricavate nel pavimento dell'abside (in
cocciopesto con inserti di marmo e tessere musive di calcare) [figg. 22-23-24],
certamente interpretabili come fori di palo.
Nel 2006 l'abside del vano 7 (alt. m 5,10, prof. m 3,20; largh. int. m 7,50),
conservata fino alla sommità [fig. 18], era stata messa in luce solo per un breve tratto
nella parte esterna, sino all'estradosso della semicalotta absidale (in conglomerato
cementizio con schegge di tufo giallo), rivestito in cocciopesto e dotato, alla base, di un
sistema di canalizzazione delle acque pluviali. L'ampliamento dello scavo nella zona
sul retro dell'abside ha consentito di rimettere in luce tutta la semicupola e di
evidenziare, alla base di quella, una vaschetta per la raccolta delle acque rivestita in
cocciopesto [figg. 32-33] probabilmente comunicante con una cisterna (per ora non
individuata).
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La struttura appariva rivestita per tutta la sua altezza con una decorazione
pittorica piuttosto complessa, che nella parte inferiore e fino alla quota d'imposta del
catino appare suddivisa in registri orizzontali, ulteriormente articolati in pannelli dipinti a
finto marmo ad imitazione del giallo antico e del porfido rosso [fig. 25].
La parte interna della calotta absidale, già interamente sgombrata dai depositi
vulcanici nel 2006, ha restituito – a seguito di un complesso intervento di pulitura –
un'interessantissima decorazione, raffigurante un tiaso marino [figg. 20-21]. Le figure,
di grandi dimensioni, collocate immediatamente al disopra della linea d'imposta del
catino absidale a formare una sorta di fregio continuo, si dispongono su un fondo di
colore blu intenso che simula l'ambiente marino; la metà superiore della calotta è
invece decorata con il noto motivo della “conchiglia”, che qui però deve forse più
propriamente leggersi come imitazione pittorica di decorazioni tessili: in favore di
questa ipotesi sembra d'altronde deporre anche l'alternanza cromatica di fasce
orizzontali rosse e verdi trasversali rispetto agli spicchi della “conchiglia”3.
Le pitture, che sembrano del tutto coerenti con le strutture murarie, possono
essere assegnate in via preliminare, sulla base dei caratteri stilistici, ad un epoca non
anteriore alla prima metà del III secolo, datazione peraltro coerente con la tipologia
architettonica della grande aula absidata.
Nessun ulteriore elemento di cronologia può essere finora ricavato dall'esame
del piano pavimentale interno all'aula, costituito da un grossolano strato di cocciopesto,
apparentemente privo di lisciature o impronte: ciò porterebbe ad escludere la presenza
sia di un rivestimento a lastre o in opus sectile, sia di un pavimento musivo. Pertanto,
3 La decorazione pittorica dell'abside è stata fatta oggetto di uno studio di dettaglio da parte di
A. De Simone, coordinatore e supervisore scientifico dei lavori di restauro: cfr. M. Aoyagi, A.
De Simone, Il thiasos marino dalla villa di Somma Vesuviana, in Actes du X Colloque
International de l'Association Internationale pour la Peinture Murale Antique (AIPMA), Napoli
17-21 settembre 2007, c.s.
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se certamente è possibile che il livello di cocciopesto appartenga ad una fase
successiva (ipotesi al momento non confermata), non è nemmeno escluso che esso
rappresenti soltanto uno strato preparatorio per la posa in opera di una pavimentazione
incompiuta, anche se a questa ipotesi sembrerebbe opporsi la presenza di inserti
riscontrata nel cocciopesto dell'abside.
Una porta (m 2,20 x 1,10 circa) con stipiti e soglia rivestiti di marmo, aperta
presso lo spigolo nord dell'abside [fig. 24], comunica con un piccolo ambientedisimpegno
di forma trapezoidale (“vano 9”), decorato con affreschi e pavimentato in
cocciopesto [figg. 32, 34-38].
Attraverso un'altra porta, aperta presso l'angolo NW del vano 9 ed in asse con
la precedente, si accede ad una seconda aula absidata, di dimensioni minori rispetto al
vano 7 e per il momento scavata solo in parte [fig. 38]. Anche questo ulteriore
ambiente (“vano 10”) conserva pressoché integralmente la decorazione pittorica, con il
motivo della “conchiglia” nella semicalotta absidale [fig. 40] e quello dei pannelli a finto
marmo (ad imitazione del pavonazzetto, giallo antico, porfido rosso e verde) nei registri
inferiori [fig. 41]. Il pavimento del vano 10 è ben conservato: si tratta di un tessellato
bianco e nero, a semplice fondo bianco e cornice periferica nera nell'abside e, nella
parte centrale dell'ambiente, con motivi geometrici complessi (composizione di ottagoni
e quadrati) disposti intorno ad uno pseudoemblema centrale rivestito in lastrine
marmoree (individuato solo in parte) [figg. 42-43].
Vale inoltre la pena di ricordare che, durante i lavori di scavo, all'interno
dell'abside sono stati rinvenuti i resti (soltanto a livello di impronte) di almeno due
mobili o casse lignee e di un cesto di vimini, quest'ultimo rinvenuto insieme ad una
grande anfora africana e ad un mortaio [fig. 39]; sembra probabile che tali oggetti,
collocati ai due angoli dell'abside, siano stati accumulati in tale posizione al momento
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dell'eruzione, dalla quale furono poi sepolti.
Protezione e tutela dell’area
Al termine della campagna le aree interessate dalle recenti indagini sono state
temporaneamente protette – come già effettuato per le zone scavate tra 2002 e 2006 -
con una tettoia costituita da tubolari metallici, tavolato e lamiere zincate. Per evitare
che l’allestimento degli appoggi delle strutture arrecasse danni alle strutture
archeologiche si è provveduto – ove necessario – a proteggere le superfici con
geotessuto ed uno strato di circa 30 cm di sabbia; la stessa misura è stata adottata per
preservare dal deterioramento stratigrafie e/o strutture in attesa del completamento
dello scavo.
Dal 2004 l’area di scavo è protetta lungo tutto il suo perimetro da una recinzione
modulare in maglia metallica, provvista di allarme direttamente collegato con il servizio
di vigilanza.
Conservazione dei reperti mobili
I materiali rinvenuti nel corso degli scavi (si veda l’elenco di dettaglio allegato in
appendice alla presente relazione) sono stati trasportati giornalmente presso la sede
della Missione Archeologica dell’Università di Tokyo (Via Alaia 30 – Somma Vesuviana)
e in seguito opportunamente sistemati nel nostro deposito reperti, ubicato presso la
stessa sede4.
4 Il deposito, dotato di forniture luce ed acqua nonché di idonee scaffalature per lo
stoccaggio dei materiali archeologici, è munito sia di porte e finestre blindate, sia di un
sistema di allarme direttamente collegato con il servizio di vigilanza.
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