Mostra “Colorire Naturale e Vero – Figline, Cigoli e i suoi amici”

Organizer:
Comune di Figline Valdarno

With the Cooperation of:
Polo Museale Fiorentino, Galleria degli Uffizi, Fondazione Romualdo Del Bianco, Vivahotels, CMM, ElletiSystem, Sanitermo

Vedi il progetto dal 2002 al 2006

Premessa

I lavori relativi alla sesta campagna di scavo nella “Villa di Augusto” a Somma
Vesuviana si sono svolti nel periodo agosto-ottobre 2007 ed hanno interessato complessivamente un’area di oltre 1500 mq (Tav. I). Per motivi di sicurezza, l’area è stata indagata secondo l’estensione prevista dal progetto soltanto fino alla profondità di 2,5–3 m dal piano di campagna, restringendo progressivamente l’area di scavo attraverso la creazione di “gradoni” larghi circa 2,50 m. Le indagini archeologiche sono state condotte, come da prassi, secondo il metodo stratigrafico. Nel nostro caso l’esigenza, da un lato, di intervenire su una superficie piuttosto vasta, e la presenza, dall’altro, di strati di notevole potenza e compattezza (rappresentati essenzialmente da depositi vulcanici riconducibili ad un unico evento eruttivo), hanno richiesto e consentito l’uso di mezzi meccanici di varia tipologia e grandezza per gran parte delle operazioni di scavo. I lavori sono dunque stati eseguiti con una pala meccanica di grandi dimensioni, usata per la rimozione degli strati più superficiali (fino a -2 m ca. dal p.d.c.), e poi con un miniescavatore, mentre per lo scavo dei depositi più compatti (di consistenza quasi litica) si è dovuto ricorrere all’uso dei demolitori (anche questi di dimensioni variabili); l’asportazione delle stratigrafie archeologiche e la pulizia delle strutture antiche è stata invece sempre eseguita a mano (da operai specializzati e/o archeologi). Nel corso del lavoro si è inoltre proceduto alla registrazione sistematica dei dati attraverso l’esecuzione di documentazione fotografica (sia su supporto digitale, sia su pellicola), grafica (piante generali e di dettaglio, sezioni, prospetti, realizzati sia con rilievo strumentale, sia con rilievo diretto) e scritta (redazione del giornale di scavo e 1 delle schede di unità stratigrafica).

Risultati dello scavo

Nel corso dell'ultima campagna le aree oggetto di indagine sono state le seguenti: - A) l'ambiente quadrangolare ovest [denominato Vano 2] - B) l'angolo NE dell'area di scavo [già denominato Saggio 1], che rappresenta l'ampliamento delle indagini avviate nel 2005-2006.

A) Vano 2

Questo ambiente (dimensioni 8,60 x 9 m circa), con muri perimetrali in opus vittatum mixtum alternato ad opera incerta di tufo, era già stato individuato e in gran parte scavato tra 2003 e 2005 (v. Relazioni di Scavo precedenti). I lavori di scavo nel vano sono consistiti essenzialmente nella rimozione delle porzioni residue degli strati di crollo già evidenziati nelle passate campagne: nel quadrante SE dell'ambiente, in particolare, è stato rimosso uno spesso strato (US 401) composto esclusivamente da laterizi, frammenti di malta e porzioni di muro [fig. 1], al disotto del quale è stato individuato uno strato omogeneo di legno carbonizzato [US 402: fig. 2]. A seguito di una pulizia di dettaglio si è potuto verificare che i citati frammenti lignei (perlopiù tavole e travicelli), giacenti a contatto con il pavimento dell'ambiente, presentavano una disposizione ordinata e riconducibile, con ogni probabilità, ad un solaio oppure all'orditura posta a sostegno della copertura. Rimossa l'US 402 [fig. 3], è stato riportato in luce il pavimento antico dell'ambiente, rivestito con un mosaico a semplice fondo bianco e cornice periferica nera (US 327); del tessellato sopravvivono tuttavia soltanto porzioni minime a ridosso 2 del tratto est della parete meridionale del vano, mentre per il resto il pavimento si conserva soltanto a livello della preparazione, quest'ultima interrotta da tagli (US 407, 411) e buche di palo (US 413, 415, 417-418, 420, 422) pertinente alle più tarde fasi di occupazione dell'ambiente [fig. 17]. Probabilmente coerente con i citati tagli è la struttura muraria US 204-205 (cd. mangiatoia), anch'essa rinvenuta piena di legno carbonizzato [figg. 4-5] e forse ricollegabile ad un uso di quella porzione dell'ambiente come ricovero per animali, funzione alla quale ben si adatterebbe, oltre alla suddetta struttura, l'uso relativamente esteso di elementi lignei infissi nel pavimento. Le stesse operazioni sono state compiute nella metà ovest dell'ambiente, dove è stato rimosso uno spesso deposito di crollo (US 403) di composizione simile al 401; l'US 403 [fig. 6] risultava coperta da uno strato omogeneo di intonaci dipinti (già evidenziati nel 2005: US 208 = US 404), chiaramente in giacitura primaria e pertinenti alla decorazione parietale dell'ambiente [figg. 7-8]. La pulizia dei frammenti di intonaco, assai fragili ed imbevuti di acqua, è stata eseguita da un restauratore specializzato [figg. 9-10], che ha anche provveduto all'apposizione di una velatura per consentire una più agevole rimozione dei pezzi [figg. 11-12]. Rimosse le US 403-403 è stato riportato in luce un tratto relativamente ampio del mosaico US 327, conservato soprattutto alla base del tratto ovest del muro meridionale del vano, anche se interrotto da un'ampia lacuna e da una buca di forma irregolarmente circolare [fig. 16]. Lungo la parete ovest dell'ambiente sono stati invece rimessi in luce i resti di almeno due grandi dolia, collocati ancora nella posizione originaria e in parte alloggiati all'interno di tagli appositamente praticati nel pavimento antico e nei suoi strati preparatori [figg. 13-15]; risultavano ancora in buona parte conservate, all'interno dei contenitori fittili, le derrate alimentari (perlopiù olive, noci, etc.), delle quali sono stati 3 prelevati campioni da sottoporre ad analisi laboratoriali. Nell'angolo NW del vano gli strati di crollo non sono invece stati asportati per permettere la conservazione in situ del forno US 209, il cui riempimento, nel corso dell'ultima campagna, è stato in parte scavato allo scopo di recuperare eventuali materiali datanti contenuti al suo interno (ricerca che si è purtroppo rivelata infruttuosa)1.

B) Angolo NE dell'area di scavo

Già nella precedente campagna di scavo in questa zona era stata scoperta, pur se solo in parte, un'ampia aula rettangolare absidata (“vano 7”, lungh. max m 12,90 circa; largh. max m 6,50 circa) [figg. 18, 20]. Di questa – oltre ai margini ovest e nord, quest'ultimo costituito da un muro aperto in una trifora ad arcate su pilastri – è stato rimesso in luce gran parte del limite sud: in questo punto le strutture murarie dell'ambiente risultano purtroppo quasi completamente rasate fino alla quota di calpestio [figg. 18, 26-27, 30]. Sono tuttavia ben riconoscibili le tracce di un'apertura, comunicante verso sud con un ulteriore ambiente pavimentato in cocciopesto (denominato “vano 8”), di forma e dimensioni attualmente non precisabili2. Il livello pavimentale, al momento dello scavo risultava coperto, ad una quota superiore, da uno strato omogeneo (US 429) di laterizi (quasi esclusivamente tegole), sovrapposto ad un deposito compatto di legno carbonizzato (US 431): tali strati [figg. 26-27], composti da materiali in giacitura primaria, sembrano essere riconducibili – analogamente a quanto riscontrato nel vano 2 – al crollo della copertura dell'ambiente. Al disotto del pavimento, parzialmente spoliato [fig. 28], sono state rinvenute due canalette foderate in lastre di 1 La terra di scavo è stata sottoposta a lavaggio e setacciatura, ma al suo interno non sono stati recuperati materiali significativi. 2 Buona parte dell'ambiente ricade infatti oltre gli attuali limiti di scavo. 4 marmo ed ortogonali tra loro [figg. 29-30-31]; tra le due, quella più ad ovest risulta essere la prosecuzione del condotto evidenziato nelle scorse campagne di scavo a contatto con la “cisterna” quadrangolare US 221 (v. Relazione di Scavo 2005). Tornando ora al “vano 7”, lo scavo di quest'anno è sostanzialmente consistito nella rimozione della porzione superstite di deposito vulcanico esistente nell'abside, all'interno della quale lo scorso anno era stata risparmiata – su tutta l'area – anche la stratigrafia immediatamente a contatto del pavimento. Lo scavo di quest'ultimo deposito – costituito da un sottile ed omogeneo strato nero di bruciato (US 439) [fig. 19], simile all'US 316, già rinvenuta nel 2006 su tutta la superficie del vano 7 – ha consentito di recuperare una discreta quantità di materiale ceramico; quest'ultimo, ad un'analisi complessiva, risulta assegnabile ad un periodo non precedente alla seconda metà del V secolo, confermando, ancora una volta, la frequentazione ininterrotta del complesso fino all'eruzione del 472. Alle fasi di abbandono appartengono anche le numerose buche circolari (US 467-476, 478) ricavate nel pavimento dell'abside (in cocciopesto con inserti di marmo e tessere musive di calcare) [figg. 22-23-24], certamente interpretabili come fori di palo. Nel 2006 l'abside del vano 7 (alt. m 5,10, prof. m 3,20; largh. int. m 7,50), conservata fino alla sommità [fig. 18], era stata messa in luce solo per un breve tratto nella parte esterna, sino all'estradosso della semicalotta absidale (in conglomerato cementizio con schegge di tufo giallo), rivestito in cocciopesto e dotato, alla base, di un sistema di canalizzazione delle acque pluviali. L'ampliamento dello scavo nella zona sul retro dell'abside ha consentito di rimettere in luce tutta la semicupola e di evidenziare, alla base di quella, una vaschetta per la raccolta delle acque rivestita in cocciopesto [figg. 32-33] probabilmente comunicante con una cisterna (per ora non individuata). 5 La struttura appariva rivestita per tutta la sua altezza con una decorazione pittorica piuttosto complessa, che nella parte inferiore e fino alla quota d'imposta del catino appare suddivisa in registri orizzontali, ulteriormente articolati in pannelli dipinti a finto marmo ad imitazione del giallo antico e del porfido rosso [fig. 25]. La parte interna della calotta absidale, già interamente sgombrata dai depositi vulcanici nel 2006, ha restituito – a seguito di un complesso intervento di pulitura – un'interessantissima decorazione, raffigurante un tiaso marino [figg. 20-21]. Le figure, di grandi dimensioni, collocate immediatamente al disopra della linea d'imposta del catino absidale a formare una sorta di fregio continuo, si dispongono su un fondo di colore blu intenso che simula l'ambiente marino; la metà superiore della calotta è invece decorata con il noto motivo della “conchiglia”, che qui però deve forse più propriamente leggersi come imitazione pittorica di decorazioni tessili: in favore di questa ipotesi sembra d'altronde deporre anche l'alternanza cromatica di fasce orizzontali rosse e verdi trasversali rispetto agli spicchi della “conchiglia”3. Le pitture, che sembrano del tutto coerenti con le strutture murarie, possono essere assegnate in via preliminare, sulla base dei caratteri stilistici, ad un epoca non anteriore alla prima metà del III secolo, datazione peraltro coerente con la tipologia architettonica della grande aula absidata. Nessun ulteriore elemento di cronologia può essere finora ricavato dall'esame del piano pavimentale interno all'aula, costituito da un grossolano strato di cocciopesto, apparentemente privo di lisciature o impronte: ciò porterebbe ad escludere la presenza sia di un rivestimento a lastre o in opus sectile, sia di un pavimento musivo. Pertanto, 3 La decorazione pittorica dell'abside è stata fatta oggetto di uno studio di dettaglio da parte di A. De Simone, coordinatore e supervisore scientifico dei lavori di restauro: cfr. M. Aoyagi, A. De Simone, Il thiasos marino dalla villa di Somma Vesuviana, in Actes du X Colloque International de l'Association Internationale pour la Peinture Murale Antique (AIPMA), Napoli 17-21 settembre 2007, c.s. 6 se certamente è possibile che il livello di cocciopesto appartenga ad una fase successiva (ipotesi al momento non confermata), non è nemmeno escluso che esso rappresenti soltanto uno strato preparatorio per la posa in opera di una pavimentazione incompiuta, anche se a questa ipotesi sembrerebbe opporsi la presenza di inserti riscontrata nel cocciopesto dell'abside. Una porta (m 2,20 x 1,10 circa) con stipiti e soglia rivestiti di marmo, aperta presso lo spigolo nord dell'abside [fig. 24], comunica con un piccolo ambientedisimpegno di forma trapezoidale (“vano 9”), decorato con affreschi e pavimentato in cocciopesto [figg. 32, 34-38]. Attraverso un'altra porta, aperta presso l'angolo NW del vano 9 ed in asse con la precedente, si accede ad una seconda aula absidata, di dimensioni minori rispetto al vano 7 e per il momento scavata solo in parte [fig. 38]. Anche questo ulteriore ambiente (“vano 10”) conserva pressoché integralmente la decorazione pittorica, con il motivo della “conchiglia” nella semicalotta absidale [fig. 40] e quello dei pannelli a finto marmo (ad imitazione del pavonazzetto, giallo antico, porfido rosso e verde) nei registri inferiori [fig. 41]. Il pavimento del vano 10 è ben conservato: si tratta di un tessellato bianco e nero, a semplice fondo bianco e cornice periferica nera nell'abside e, nella parte centrale dell'ambiente, con motivi geometrici complessi (composizione di ottagoni e quadrati) disposti intorno ad uno pseudoemblema centrale rivestito in lastrine marmoree (individuato solo in parte) [figg. 42-43]. Vale inoltre la pena di ricordare che, durante i lavori di scavo, all'interno dell'abside sono stati rinvenuti i resti (soltanto a livello di impronte) di almeno due mobili o casse lignee e di un cesto di vimini, quest'ultimo rinvenuto insieme ad una grande anfora africana e ad un mortaio [fig. 39]; sembra probabile che tali oggetti, collocati ai due angoli dell'abside, siano stati accumulati in tale posizione al momento 7 dell'eruzione, dalla quale furono poi sepolti.

Protezione e tutela dell’area

Al termine della campagna le aree interessate dalle recenti indagini sono state temporaneamente protette – come già effettuato per le zone scavate tra 2002 e 2006 - con una tettoia costituita da tubolari metallici, tavolato e lamiere zincate. Per evitare che l’allestimento degli appoggi delle strutture arrecasse danni alle strutture archeologiche si è provveduto – ove necessario – a proteggere le superfici con geotessuto ed uno strato di circa 30 cm di sabbia; la stessa misura è stata adottata per preservare dal deterioramento stratigrafie e/o strutture in attesa del completamento dello scavo. Dal 2004 l’area di scavo è protetta lungo tutto il suo perimetro da una recinzione modulare in maglia metallica, provvista di allarme direttamente collegato con il servizio di vigilanza.

Conservazione dei reperti mobili

I materiali rinvenuti nel corso degli scavi (si veda l’elenco di dettaglio allegato in appendice alla presente relazione) sono stati trasportati giornalmente presso la sede della Missione Archeologica dell’Università di Tokyo (Via Alaia 30 – Somma Vesuviana) e in seguito opportunamente sistemati nel nostro deposito reperti, ubicato presso la stessa sede4. 4 Il deposito, dotato di forniture luce ed acqua nonché di idonee scaffalature per lo stoccaggio dei materiali archeologici, è munito sia di porte e finestre blindate, sia di un sistema di allarme direttamente collegato con il servizio di vigilanza.

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