Jan Wiktor Sienkiewicz "Quo vadis?" 85 years from the death of Henryk Sienkiewicz (1846-1916)
Non sarà certo esagerato affermare che ogni abitante del paese sul fiume Vistola, compreso quello della generazione più giovane, conosce il nome di Henryk Sienkiewicz e lo associa subito con il più grande creatore della prosa polacca e mondiale, autore tra laltro dei romanzi storici compresi nel ciclo detto "La Trilogia" che ritrae il pittoresco quadro della vita e degli eventi storici nella Polonia del Seicento; di "Cavalieri Teutonici" in cui viene descritto il combattimento della prode cavalleresca Polonia contro lOrdine dei Cavalieri Teutonici; di "Janko Muzykant" ("Giovanni il Suonatore") e di "Bartek zwyciêzca" ("Bartek il Vincitore") romanzo sulla sorte contadina; "Rodzina Po³anieckich" ("I Po³aniecki") che presenta il quadro della famiglia polacca aristocratica contemporanea allo scrittore, e soprattutto di "Quo vadis?", il romanzo ambientato allepoca di Nerone, una suggestiva visione del crollo dellimpero romano. Fu questo romanzo ad aggiudicarsi nel 1905 il premio Nobel, il primo nella storia della letteratura polacca. Fu con questo romanzo che lo scrittore polacco Henryk Sienkiewicz si fece conoscere (probabilmente meglio che non dai nostri contemporanei) dalle cosiddette "generazioni più anziane" dei lettori italiani. "Quo vadis?", se non vado errato, e stato nel canone delle letture obbligatorie e appunto nelle scuole italiane. Chi era quellEnrico Sienkiewicz, detto così dagli italiani, il quale si conquistò la rinomanza mondiale anziché con i romanzi storici ritraenti la patria polacca, con unopera che presenta il quadro del nascente cristianesimo nella Roma antica? Come era quello scrittore del nord, ovvero come direbbero gli italiani di oggi "dei paesi lontani", che nel suo "Quo vadis?" seppe creare a perfezione il quadro storico, orgoglioso comera, da una parte, e il cristianesimo pieno di umiltà e fiducia; fra legoismo e la carità; fra lo sfarzo provocatorio ostentato dal palazzo cesareo e lassorta quiete della catacombe? Henryk Sienkiewicz nacque sulle terre polacche il 5 maggio 1846, alla corte di famiglia nel paese detto Wola Okrzejska, appartenente al nonno materno. Uso appositamente lespressione "sulle terre polacche" ricordando al lettore italiano, che a partire dallultima (terza in ordine) spartizione della Polonia compiuta dalla Germania, Austria e Russia nel 1795 sino alla fine della I° guerra mondiale nel 1918, la Polonia non esisteva ancora sulla carta mondiale. Per molti altri polacchi e cosi anche per Sienkiewicz la casa nativa costituiva il luogo dove conoscere i veri fatti dalla propria stirpe e della patria. Qui, dai genitori, nonni e cugini riceveva la lezione della storia del perenne combattimento della Polonia contro i Germani, Tartari, Cavalieri Teutonici, Svedesi, Russi o Prussiani per conservare la propria indipendenza, libertà ed esistenza nazionale. La lotta per lindipendenza della patria aveva anche coinvolto i parenti più stretti di Sienkiewicz. Basti ricordare che nel 1871 in Francia nei pressi di Orleans, combattendo nellesercito di Garibaldi, e caduto il fratello maggiore di Henryk, Kazimierz Sienkiewicz. Lo scrittore conosceva fin troppo ben il prezzo che toccava di pagare alle famiglie polacche per la speranza della libertà da riconquistare. Finita letà infantile e la stagione del lavoro come precettore, come insegnante nella casate dei nobili, nellanno 1866 Henryk Sienkiewicz "pieno di ripugnanza e sdegnatosi coi logaritmi e lalgebra" dette lesame di maturità nel quarto Ginnasio Varsaviano e dovette scegliere lindirizzo di studi superiori che secondo quanto desiderava la di lui madre "gli assicurerebbero da mangiare in avvenire". Dapprima, nella Scuola Centrale di Varsavia, si iscrisse al dipartimento di giurisprudenza, in seguito di medicina, ma finì per laurearsi alla facoltà di lettere che aveva sognato fin dallinizio. "Le lettere usava dire lo stesso Sienkiewicz e la disciplina fatta quasi per me: ci vogliono solo la memoria e la fandonia, due doti che credo di avere entrambe". La "professione" che Sienkiewicz conseguì non esaudì allepoca il sogno materno. Nel periodo studentesco varsaviano, Henryk Sienkiewicz esordì in quanto recensore nelle lettissime riviste quali "Przeglad Tygodniowy" ("La Rassegna Settimanale"), e "Tygodnik Ilustrowany" ("Il Settimanale Illustrato"), diventando poco dopo anche un noto articolista della "Gazeta Polska" e "Czas" ("Il Tempo") dove usava i suoi articoli con lo pseudonimo "Litwos". Uscito il primo romanzo "Na marne" ("Invano"), comincio a uscire a puntate la storia dei protagonisti della sua "Trilogia": "Potop" ("Il Diluvio"), "Ogniem i mieczem" ("A fuoco e ferro"), nonché "Pan Wo³odyjowski" ("Il signor Wo³odyjowski"). Le stesse presto divennero una lettura diffusa in Polonia, fonte di rincuoramento e speranza di indipendenza e liberazione dalla schiavitù nazionale. Nella sua vita adulta, Henryk Sienkiewicz, essendo alla ricerca di sempre nuova ispirazione per il suo lavoro dartista, ripercorse senza esagerazione il mondo intero. Visse e fece molti viaggi in Russia, Germania, Francia, Svizzera, Grecia, Turchia, Egitto, Indie e Stati Uniti. Però il paese dove ritornava il più spesso e con maggior piacere era lItalia. La conosceva alla pari del suo paese nativo: Milano, Venezia, Roma, Napoli, Genova e Nervi, e molte altre ancora città gli erano altrettanto vicine come Cracovia o Varsavia. La prova vistosa di quellamore per la patria di Dante, Petrarca e Michelangelo la si può ritrovare tra laltro nel racconto intitolato "Na jasnym brzegu" ("Le chiare sponde") il cui protagonista proferisce queste parole: "E come si potrebbe non amare Italia? ( ) Io credo che ogni uomo abbia due patrie; luna è la sua personale, più vicina, e laltra: Italia". LItalia diede lo spunto e ispirò lo scrittore a scrivere "Quo vadis?". In occasione delle sue numerose permanenze a Roma, Henryk Sienkiewicz visitava spesso e con molto scrupolo il Foro Romano. Poco prima di iniziare la stesura di "Quo vadis?", in primavera del 1893, prese domicilio allhotel in via Bocca di Leone. Gli faceva da guida il famoso pittore polacco Henryk Siemiradzki, vissuto da molti anni nella Città Eterna, autore di tele su temi storici, tra cui gli argomenti risalenti allepoca del dominio di Nerone. Fu Siemiradzki, in una delle camminante comuni per Roma, a condurre Henryk Sienkiewicz attraverso la via Appia Antica allangolo di via Ardeatina dove gli mostrò una cappellina nel cui ammattonato vera un pezzo della vecchia strada con limpronta del piede. Daccordo con la vecchia tradizione storica, fu qui che Cristo avrebbe incontrato Pietro in fuga da Roma e risposto al quesito "Domine, quo vadis?". Fu allora ricorderà anni dopo lo scrittore "che mi venne lidea di scrivere un romanzo ambientato in quellepoca, e per approfondire la storia e il clima della Roma dellepoca, ripercorrevo la città sul Tevere con Tacito in mano". Nel vedere la riduzione cinematografica americana di "Quo vadis?", o addentrandosi più attentamente nella lettura di una delle numerose edizioni italiane del romanzo, pochi indovinerebbero che lopera che hanno davanti fosse in un certo senso ispirata dalla situazione politica in Polonia contemporanea a Sienkiewicz. Nel primo Novecento, quando "Quo vadis?" batteva oramai tra laltro in Francia record di popolarità, Henryk Sienkiewicz spiego a un critico francese "Certamente le persecuzioni inflitte ai polacchi sotto il giogo della Prussia, ed in particolare sotto la dominazione della Russia, hanno sensibilmente influito sul mio proposito di scrivere quel libro". E al professor Morawski, autore della dissertazione "Petronius arbiter" scrisse Sienkiewicz: "I miei Ligi li ho presi per il fatto abitavano fra lOder a la Vistola. Mi faceva piacere pensare che Ligia fosse polacca". Mentre nel progettare il lieto fine dellaffetto di Petronio e Ligia aggiunse: "Unirò ambo i convertiti, perché così conviene, affinché almeno nella letteratura vi sia più misericordia e felicità che non in realtà. Così i libri possono essere la consolazione della vita, come una volta lo era filosofia". Quel romanzo, che batté i record mondiali del numero di traduzione, annoverando fra una cinquantina di versioni linguistiche anche ledizione persiana, araba e giapponese, fu compiuto in meno di tre anni. Il 18 febbraio 1896, questa volta a Nizza, Henryk Sienkiewicz scrisse le ultime parole del suo "Quo vadis?". "E così trapassò Nerone, come passa il vento e la tempesta, fuoco, guerra o gelo, e la basilica di San Pietro domina fin allora dalla vette del Vaticano, sulla città e sul mondo". A nove anni dalla conclusione del manoscritto, il 10 dicembre 1905, la Regia Accademia svedese di Stoccolma riconobbe a Henryk Sienkiewicz il premio Nobel per la letteratura. Lo scrittore ritirò il premio in compagnia, tra laltro, di Robert Koch, batteriologo tedesco, scopritore del bacillo della tubercolosi e della baronessa Bertha Von Suttner, vincitrice del premio Nobel per la pace. Carl David Af Wirson, segretario della Regia Accademia si Stoccolma aprì la sua allocuzione rivolta a Henryk Sienkiewicz, prima di consegnargli il premio, con queste parole: "Vi sono dei geni in ogni popolo che ne assorbono lo spirito. Loro rappresentano il carattere di quella nazione agli occhi del mondo. Coltivano i ricordi del passato della nazione, per ispirargli fiducia per lavvenire. Sono come querce la loro ispirazione e radicata profondamente nella storia, mentre la chioma stormisce nei venti del giorno di oggi. Tale esponente della letteratura e dello spirito nazionale è il personaggio che lAccademia Svedese ha voluto premiare col premio Nobel. Egli è qui con noi. E Henryk Sienkiewicz". Dobbiamo ricordare che allepoca nellaula della Regia Accademia Henryk Sienkiewicz, che come pochi sapeva vivere per la sua Polonia, nel ritirare per "Quo vadis?" il primo premio Nobel nella storia della letteratura polacca, pronunciò il discorso nella qualità di cittadino del paese che non esisteva sulla carta mondiale, eppure vivo. Lo scrittore disse allora: "( ) questo onore, a tutto prezioso, quanto più prezioso diventa per il figlio della Polonia! La dicevano morta, mentre questa è una delle mille prove che essa vive! La dicevano incapace di pensare e lavorare, mentre questa è la prova che essa opera! La dicevano sconfitta, ed ecco la nuova prova che essa sa vincere! ( ) Dunque, per questo riconoscimento, non della mia persona perché il suolo polacco è fertile e non mancano scrittori che mi superano bensì per il riconoscimento del mio lavoro e delle forze creative polacche, io essendo Polacco ringrazio sinceramente e cordialmente Voi, Signori membri dellAccademia, che siete espressione suprema del pensiero e degli affetti della Vostra generosa nazione". Oggi, a 85 anni dalla morte di Henryk Sienkiewicz, chi volesse cercare le sue tracce in Italia, nella Roma stessa con facilità trova sul muro dellhotel in via Bocca di Leone la lapide commemorativa murata nel 1966 (nel cinquantesimo anniversario della morte di Sienkiewicz) con la seguente dicitura: "Henryk Sienkiewicz, scrittore e patriota polacco, epico narratore delle eroiche gesta della sua nazione, re del romanzo "Quo vadis?", premio Nobel per la letteratura, dimorò in questo albergo nellanno 1893, nel cinquantenario della sua morte, Polacchi ed Italiani posero". Il nome dello scrittore fu dato anche a una delle piazza della famosa Villa Borghese. Vè, sempre nella capitale, unaltra piazza ancora, battezzata col nome dello scrittore in via Porta Pinciana. Ancora nella vita di Henryk Sienkiewicz, e a maggior ragione oggi, sapeva che il detto latino "quo vadis?" per lo scrittore era alla volta una domanda e una risposta. Egli desiderava andare, pervenire, giungere, voleva essere in "quella sua patria più divina" la prima delle due patrie che aveva. Desiderava arrivare nella libera Polonia. Nel 1915, durante prima guerra mondiale, il Nobel polacco annunciò a Vevery in Svizzera "LAppello ai popoli civili" esortandoli a soccorrere la Polonia, che era da 110 anni sotto la dominazione straniera. Lautore di "Quo vadis?", capeggiando il Comitato Generale Svizzero di Assistenza delle Vittime della Guerra in Polonia gridava allora: "Pane e tetto per il popolo polacco, perché esso possa raggiungere la primavera della rinascita". Henryk Sienkiewicz morì il 15 novembre 1916 nellhotel Du Lac nella città svizzera di Vevery, pronunciando le sue ultime parole: "Io non potrò più vedere la Polonia indipendente". Infatti, solo dopo il 1918 la Polonia divenne libera. La spoglia di Henryk Sienkiewicz, a sei anni dalla sua morte (autunno del 1924), vennero portate via Vienna, Praga, Katowice e Czestochowa in Varsavia. Il 27 ottobre dello stesso anno, la bara con le spoglie del più celebre scrittore polacco fu deposta nel sottosuolo della Cattedrale di Varsavia. Il genio polacco raggiunse così la sua patria libera, come appagato, avendo infine la risposta alla domanda "Quo vadis?". Jan Wiktor Sienkiewicz |
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