Maria Prokopp Eotvos Loránd Tudományegyetem
Bolcsészettudományi Kar La Commedia di Dante è da quasi 700 anni "Divina" per l'umanità. È divina nella sua forma poetica e nel contenuto e nella perfetta unita di questi. Appunto, 700 anni fa, nel primo Anno Santo, comincia il grandioso viaggio mistico di Dante, nel quale egli cerca appassionatamente, anzi disperatamente, la verità, lo scopo della vita umana per sé stesso e per tutti noi, cioè fino ad oggi. Dante, che viene da una famiglia nobile e ha ricevuto un ottimo insegnamento nella scuola dei domenicani del convento di Santa Maria Novella di Firenze negli anni settanta del '200, ha sentito una grande responsabilità per la vita della sua città tanto amata, cioè per Firenze e come poeta vero, per tutta l'umanità. Conoscendo le grandi difficoltà nonché le sofferenze della vita umana per via anche di esperienze personali, ha dato ai contemporanei e anche a noi oggi, con la sua voce espressiva, un insegnamento unico e straordinario su come svolgere la vita. Egli segue la lezione della Chiesa, soprattutto la grandiosa Summa Theologica di Tommaso d'Aquino, il celebre studioso domenicano che mori all'epoca dell'infanzia di Dante. Anche Dante fa una Summa della vita umana secondo le esperienze della storia per mostrare la buona strada ai suoi contemporanei e alle generazioni prossime. Egli rappresenta l'aspirazione degli uomini verso la felicità molto concretamente, nominando le persone conosciute da tutti e caratterizzandole con un alto livello artistico. Seguendo le indicazioni di Virgilio, poeta stimato, fa conoscenza delle conseguenze del peccato nell'Inferno con la sua guida, poi attraverso la via del purgatorio e quella della luce Dante arriva alla visione beatificante di Dio. Dante si è ispirato per la sua Commedia non soltanto alla teologia e alla storia, ma anche all'arte figurativa. Prima di tutto, alla brillante visione immensa della cupola del suo "bel Giovanni" fatta negli anni della sua gioventù dagli artisti più famosi della Firenze di allora: Coppo di Marcovaldo, Cimabue e altri. La sua struttura architettonica, chiara e logica nel suo insieme, e la rappresentazione nelle singole scene e anche la sua qualità artistica costituivano un esempio importante per Dante. La storia umana è rappresentata nel Battistero con le scene dell'Antico Testamento. La storia de San Giovanni Battista indica la via vera, e la vita di Gesù, del Figlio di Dio, viene mostrata con il suo sacrificio sulla croce, cioè esprime l'amore dell'Onnipotente Creatore del mondo verso l'uomo. Nel centro della cupola c'è la visione del Giudizio Universale con il Paradiso e l'Inferno. L'iconografia dei mosaici della Cupola del Battistero di Firenze corrisponde alle regole dell'arte romanica e italo-bizantina. Più ardita e più personale è la rappresentazione del Giudizio Universale nella visione dell'Apocalisse opera di Cimabue degli anni 1280 nel transetto della chiesa superiore della Basilica di San Francesco ad Assisi. Qui la vita umana appare nelle scene storiche della navata nei cicli del Vecchio e del Nuovo Testamento e nella vita di San Francesco che era quasi coetaneo, "l'alter Christus". San Francesco per Dante era il massimo esempio. Il canto undicesimo del Paradiso è una magnifica laudazio del Santo della Povertà. La figura vivente di San Francesco, nella Commedia è molto simile alla rappresentazione di lui offerta, con eccessivo espressionismo, nella Maestà di Cimabue nella chiesa inferiore d'Assisi. La visione celeste continua ad Assisi nella cappella maggiore, negli affreschi della glorificazione della Madonna sulle pareti sotto le grandi finestre gotiche. Questi dipinti sono in pessime condizioni, ma mostrano invenzione artistica ed esecuzione di alta qualità. La Madonna ha un ruolo centrale anche nel poema di Dante, come nella teologia francescana. È molto verosimile che il poeta forse membro del terzo ordine francescano. Si pone la domanda: ha visto Dante gli affreschi di Cimabue nelle chiese di San Francesco d'Assisi? Penso di si. Se non prima, durante il viaggio per Roma nell'aprile del 1300. l'Anno Santo. Poi, a Roma, Dante ha avuto tante esperienze artistiche. Prima di tutto le opere monumentali di Cavallini e Torriti nelle Basiliche di Santa Maria Maggiore, di San Paolo fuori le mura, di San Pietro, di Santa Cecilia in Trastevere, di Santa Maria in Trastevere, ecc. Dante ha creato una visione del tutto nuova nella Commedia, che ha colpito e influenzato anche gli artisti del suo tempo e anche i posteriori. Questa volta, vorrei richiamare l'attenzione sagli affreschi di Nardo di Cione nella Cappella della famiglia Strozzi della chiesa domenicana di Santa Maria Novella di Firenze. Il donatore era il banchiere Tommaso Strozzi, e il contenuto della rappresentazione, cioè il programma degli affreschi era una invenzione di suo zio, il studioso Pietro Strozzi che era priore del convento di Santa Maria Novella negli anni attorno al 1350, al tempo della decorazione della cappella. Entrando nella cappella Strozzi nel testato del braccio sinistro del transetto, si vede al centro il celebre polittico di Andrea di Cione, cioè Orcagna, firmato e datato 1357. I dipinti dell'altare offrono un riassunto della visione beatifica del Maestàs Domini, circondata dalla mandorla degli angeli nel momento in cui il Signore da il Libro della Vita a San Tommaso d'Aquino, patrono del donatore Tommaso Strozzi, raccomandato a Cristo dalla Vergine. Dall'altra parte San Pietro riceve la chiave dei Cieli da Gesù. Lui è patrono di Don Pietro Strozzi. Santa Caterina d'Alessandria, che sta dietro alla Madonna, invece è patrona della signora Strozzi e degli studiosi, quindi anche dei domenicani. Nella predella appare, sotto la figura di San Pietro, la scena del giudizio come il giudizio individuale dell'imperatore Enrico II. Il tema del polittico, la dottrina della chiesa dalla vita umana dopo la morte, è illustrata più dettagliatamente nel monumentale trittico degli affreschi sulle tre pareti della cappella, dipinto da Nardo di Cione, fratello di Andrea, negli anni 1350. Nella parete di fondo c'è una grande vetrata che rappresenta la Madonna e San Tommaso d'Aquino su cartone disegnato dai fratelli Cione. Sopra la finestra appare il Cristo giudice entro un'aureola raggiante, nascosto dalle nubi fra tre angeli, che volano verso la terra. Essi stombazzano e tengono gli strumenti della Passione del Redentore. Sotto di loro la Madonna e il Battista in ginocchio intercedono per gli uomini, e gli apostoli siedono maestosamente in due lati sopra le nubi. Sotto, alla destra di Gesù, stanno gli eletti, e fra loro il poeta divino Dante Alighieri, ammirando la visione beatificante di Cristo. Dietro di lui stanno Boccaccio e Petrarca sotto i santi del Vecchio Testamento. Davanti a Dante, si riconosco gli studiosi domenicani Fra Pietro Strozzi e Fra Jacopo Passavanti, celebre predicatore e autore del libro Specchio della vera Penitenza (1354), che ha influenzato le rappresentazioni di Nardo di Cione soprattutto con le sue espressive descrizioni delle pene del inferno. Sotto Dante appare l'imperatore Costantino. Senza dubbio, le tutte figure sono ritratti di personaggi famosi. Quest'intenzione risale al primo Trecento, dove un bon esempio è la rappresentazione del Giudizio Universale nella chiesa Santa Maria di Donnaregina di Napoli eseguita da Pietro Cavallini e dai suoi aiuti, negli anni 1310-16. Qui gli tutti eletti hanno un'iscrizione con i suoi nomi. Nella cappella Strozzi, nella prima fila dei beati, sta la coppia Strozzi, Caterina e Tommaso, i donatori. Dall'altra parte della finestra i maledetti si stracciano le vesti, e i demoni trascinano i corpi dei reprobi fuori dalle tombe. Sulla parete a sinistra c'è la visione immensa della gloria del Paradiso, realizzata con grande dolcezza di forme e colori. Al centro, appaiono Cristo e la Madonna sul trono, in una luce brillante. Ai lati del trono stanno su 12 file i beati: i serafini, i cherubini gli apostoli, santi del Vecchio Testamento e poi i santi del Nuovo Testamento, ciascuno accompagnato da un angelo. Nel mezzo del primo piano si trova il gruppo dei viventi, e fra essi la coppia Strozzi guidata da un angelo. Nella parete di fronte al Paradiso, vediamo la visione dantesca dell'Inferno, seguendo precisamente i versi del Poema. In alto, è rappresentato il vestibolo dell'Inferno. Nel primo cerchio sospirano e si lamentano gli ignavi ed angeli neutri, "coloro che visser sanza infamia e sanza lodo" (III. 36.). L'iscrizione dice: QUI SI PUNISCE LA SETTA DE CATTIVI (III. 62). Essi sono nudi e punzecchiati da mosconi e da vespe (III. 65-66) Sono condannati a correr dietro a una bandiera che mai non si arresta (III. 52-53). Poi si vede la barca di Caronte al "grande fiume" dell'Acherone: "Ed ecco verso noi venir per nave Qui convengono tutte le anime dannate, per essere trasportate da Caronte sull'altra riva e andarsene "al loro luogo". "A destra c'è un nobile castello sette volte
cerchiato d'alte mura, Nel secondo cerchio a sinistra vediamo Minosse, il giudice dell'Inferno, che è più bestiale di Caronte: "Stavvi Minos orribilmente, e
ringhia: essamina le colpe nell'entrata, Egli manda gli animi nel cerchio in cui si punisce la relativa colpa. Sotto gli animi lussuriosi volanti sempre nell'aria buia si legge: QUI SON PUNITI LI PECCATORI CHARNALI. Poi nel terzo cerchio a destra, diviso per la mura, appare il Cerbero nel centro dei golosi: "al terzo cerchio, della piova L'iscrizione: QUI SI PUNISCE IL PECCHATO DELLA GHOLA. I golosi giacciono per terra, sono flagellati da greve, fredda pioggia e straziati con unghie, zanne e latrati da Cerbero. Nella terza zona dell'affresco, troviamo la rappresentazione del quarto e quinto cerchio dell'Inferno di Dante: QUI SONO PUNITI LI AVARI E PRODIGHI, e leggiamo l'iscrizione sotto i figuri che rotolano col petto dei pesi "con grand'urli, voltando pesi per forza di poppa. (VII. 26-27). A destra vediamo il lago Stige con la barca di Flegias. I dannati sono immersi nell'acqua fangosa dello Stige. L'iscrizione recita: QUI SONO PUNITI GLI IRACONDI E ACCIDIOSI. Nella terza zona dell'affresco c'è la visione della città dell'Inferno, Dite, circondata da mura immense. "Il foco eterno ch'entro l'affoca le dimostra rosse, Qui appaiono le tre Furie infernali sulla cima della torre. Qui, nel sesto cerchio di Dante, sono gli eretici in un vasto cimitero infiammato. I coperchi delle tombe sono levati, sicché si vedono i capi e si odono i duri lamenti dei vari eretici. L'iscrizione è: ERESIARCHI. Nella zona successiva è rappresentato il settimo cerchio di Dante, la regione dei violenti, dove si vedono tre gironi, tre parti separate: in mezzo sono torturati i tiranni nel1 sangue bollente. I centauri armati fanno la guardia intorno al lago di sangue (XII. 46-48). L'iscrizione e: QUI SONO PUNITI VIOLENTI. A sinistra, nel secondo girone del settimo cerchio, soffrono i suicidi a causa delle Arpie: "Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno, L'iscrizione è: QUI SONO PUNITI COLORO CHE DILAPIDARONO E VIOLENTARONO SE STESSI. In questa zona a destra, nel terzo girone, sono torturati i violenti contro Dio e contro la natura, figlia di Dio, e contro l'arte, nipote di Dio, sotto una perpetua pioggia di fuoco. L'iscrizione dice: QUI SONO I VIOLENTI CONTRO L'ARTE E CONTRO DIO. Qui appare, nuotando per l'aria, il Gerione, il mostruoso custode del regno dei fraudolenti. Egli ha faccia umana, due branche pelose, e il resto del corpo e da serpente (XVIII. 10t8). Sopra la sua testa si legge: GERION. Nella sesta zona dell'affresco si vede l'ottavo cerchio di Dante con le 10 bolge. Nella parte centrale si apre un enorme pozzo. Sopra siede Lucifero. A sinistra: "novo tormento e novi frustatori, Qui sono i ruffiani e seduttori, che girano torno torno in due file e in senso opposto, sorvegliati e sferzati da molti diavoli. L'iscrizione proclama: QUI SONO PUNITI I RUFFIANI INGANNATORI. A destra di Lucifero soffrono i lusingatori. L'iscrizione è: QUI SONO PUNITI LI ADULATORI LUSINGHIERI. A sinistra, più lontano, nella terza bolgia, sono i simoniaci. Essi stanno capovolti in piccole buche, torturati da fiamme. L'iscrizione afferma: QUI SONO PUNITI I SIMONIACHI. (XIX.) A destra, nella quarta bolgia, vediamo la pena degl'indovini, che hanno il capo tutto stravolto, e piangendo camminano all'indietro. L'iscrizione è: QUI SONO PUNITI GLI IMPOSTORI E LI INDOVINI. A sinistra, in giù, soffrono i BARATTIERI nella quinta bolgia, nella pece bollente, sotto la guardia di diavoli armati di roncigli (XXI.). A destra gli IPPOCRITI nella sesta bolgia, che camminano in fila lentamente, vestiti da pesanti cappe di piombo, esternamente dorate. Caifasso e crocifisso in terra, e su cui devono passare gli altri ipocriti (XXIII. 109-111). Nella bolgia settima, a sinistra, in giù, sono i ladri, che corrono tra serpenti, e le loro mani e l'addome sono legate dai serpi (XXIV- XXV). Nell'iscrizione si legge sotto: QUI SI PUNISCONO I LADRONI. Nella bolgia ottava, a destra, all'orlo dell'affresco, soffrono i consigliatori di frodi nel mare di fiamme (XXVI-XXVII). L'iscrizione recita: QUI SI PUNISCE COLORO CHE DETTERO CONSIGLI FRAUDOLENTO. Nella bolgia nona del cerchio ottavo, a lato del pozzo centrale, a sinistra, soffrono i seminatori di scandalo e di scisma. Essi girano perpetuamente torno torno, e a un certo punto sono da un diavolo feriti di spada (XXVIII-XXIX. 1-39). L'iscrizione dice: QUI SI PUNISCE GLI SCANDALOSI. L'ultima bolgia, la decima, mostra la pena dei falsari. Essi sono ricoperti di lebbra, giacciono per terra o camminano carponi (XXIX. 40-72 -XXX). L'iscrizione: ALCHIMISTI, e sotto: QUI SI PUNISCONO I FALSIFICATORI DI MONETE CONIATE. Fra gli scandalosi ed alchimisti, nel centro dell'ultima zona dell'affresco, si vede l'ultimo cerchio dell'Inferno di Dante, il nono. Qui appaiono i cinque giganti intorno al pozzo: Nembrotte, Fialte, Briareo, Anteo e Tifeo (XXXI). Dal pozzo si alza il Lucifero, il re dell'Inferno, di proporzioni così enormi che i giganti sono piccoli accanto a lui. La sua orribile figura ha un grossissimo capo a tre facce e di tre diversi colori. Sotto ciascuna sporgono due grandi ali. Le tre bocche di Lucifero dirompe un traditore coi denti. Dalla bocca di mezzo pende il capo di Giuda, che tradì Cristo. Gli altri due, che hanno le gambe entro la bocca e il capo di sotto, sono Bruto e Cassio (XXXIV). L'iscrizione dice: QUI DENTRO AL COCITO SI PUNISCONO I TRADITORI. La presentazione del magnifico trittico monumentale sulle pareti della Cappella Strozzi di Santa Maria Novella di Firenze dimostra convincentemente l'alta qualità a della pittura di Nardo di Cione. Già Giorgio Vasari ha scritto: "fu uomo di singolarissimo ingegno, ( ) una forte personalità artistica, (...) artista ben conscio di propria volontà espressiva." Lui ha creato una nuova iconografia dell'Inferno, ha inventato nuove composizioni e forme, nell'insieme e nei dettagli. Lui era il primo interprete del principe dei poeti, venti anni prima dei primi commentari letterari di Boccaccio nel 1372. Allora, la sua rappresentazione era il primo riconoscimento, il primo omaggio alla Commedia da parte dei padri domenicani che 20 anni prima, nel 1335, hanno proibito la lettura della commedia ai monaci e loro studenti. Anche la presentazione artistica è merito alla poesia divina di Dante. Ricordiamo il suo stile, come in esso la luce gioca sottilmente sui volti, le sue figure e i ritratti espressivi e poetici, quasi rinascimentali alla metà del 300. Poi, il contrasto ha le due composizioni è magnifico: la festosa tranquillità e pace del Paradiso e, davanti, il perpetuo, caotico movimento, la dinamica artistica dell'inferno, mai conosciuto nell'arte di prima. Come Giotto era il massimo artista del inizio del Trecento, così Nardo di Cione e suo fratello Andrea erano i massimi esempi nella meta del secolo. Perché Nardo è sconosciuto oggi? Perché le sue opere sono in maggior parte perdute o ridipinte. Soltanto negli ultimi decenni i restauratori hanno scoperto il suo vero linguaggio artistico. Anche questo lavoro vorrebbe aiutare alla conoscenza della magnifica arte di Nardo di Cione. BIBLIOGRAFIA Dante Alighieri: La Divina Commedia, Milano, 1941. |