ALFRED SCHNITTKE - ALEXANDER IVASHKIN
Professore di Musica all'Università di londra e direttore del Centro di Musica Russa

Un Uomo Preso in Mezzo
 

Alfred Schnittke morì ad Amburgo il 3 agosto 1998 in seguito al quinto di una serie di ictus che avevano iniziato ad affliggerlo sin dal 1985. Le onoranze funebri, celebrate a Mosca il 10 agosto, videro la partecipazione di migliaia di persone, accorse per onorare il più grande compositore russo dai tempi di Schostakovitsch. La stampa parlò “dell’ultimo Genio del ventesimo secolo” ed un tardivo riconoscimento arrivò anche dall’establishment...

Schnittke segna probabilmente il punto d’arrivo di un grande percorso che porta da Mahler a Schostakovitsch, amplificando tutti i contrasti ed esplicitando le forti ambivalenze della loro musica, trascinando la potente tradizione post-romantica verso gli estremi assoluti del tardo ventesimo secolo, il nostro fin-du-siecle.

Schostakovitsch aveva espresso in modo unico il pensiero e il sentimento di quelle generazioni di Russi il cui destino era stato segnato dal giogo del totalitarismo. Schnittke viene spesso considerato “un uomo preso in mezzo”. Ambedue gli autori infondono nella loro musica una grande quantità di energia latente e la pervadono di un pessimismo estremo che si traduce, in molte opere di Schostakovitsch ma soprattutto di Schnittke, in finali che “muoiono”, si dissolvono nel mondo, si consumano lentamente nei recessi del tempo. Tali caratteristiche risentono innegabilmente degli influssi della storia; chiunque vorrà ascoltare, anche in futuro, la musica di Schnittke non potrà fare a meno di avvertire questi segni del tempo. Oltre ad essi, tuttavia, Schnittke assorbe interamente l’intenso flusso di energia trasportato dalla musica, facendone parte del suo essere, del suo pensiero, del suo linguaggio.

Schnittke è “un uomo preso in mezzo” fra tradizioni diverse. Egli afferma: «Anche se nelle mie vene non scorre sangue russo io sono legato alla Russia, perché da sempre vivo in questa terra. D’altro canto, molto di ciò che ho scritto ha un legame con la musica tedesca ed è una logica conseguenza del mio essere tedesco, anche se non ho fatto nulla per volerlo... Come i miei antenati vivo in Russia, mi esprimo in russo molto meglio che in tedesco, ma non sono russo... Ho poi una metà ebrea che non mi dà pace: non conosco nessuna lingua o dialetto ebraico, eppure ho il tipico aspetto di un ebreo».

Schnittke  è stato uno dei compositori più prolifici del ventesimo secolo. I suoi lavori fanno ormai parte del repertorio di orchestre, gruppi da camera e solisti di tutto il mondo. Nel ventennio ’70-80 il compositore aveva raggiunto in Russia una straordinaria popolarità. «La sua musica era diventata il nostro linguaggio, un linguaggio più perfetto di quello parlato» ha scritto un critico russo. A Mosca, Leningrado e Novosibirsk gli organizzatori dei concerti erano costretti a richiedere l’intervento della polizia per arginare gli effetti del sovraffollamento che regolarmente si verificava in occasione delle esecuzioni della musica di Schnittke. I concerti nei quali si eseguiva Schnittke erano considerati degli autentici eventi: gli ascoltatori sovietici trovavano nella sua musica quei valori spirituali che erano venuti a mancare negli anni interminabili che videro susseguirsi il terrore, il disgelo, la guerra fredda e la stagnazione.

Dalla fine degli anni Ottanta in poi le opere di Schnittke cominciarono a diffondersi anche in Occidente, a partire dalla Germania per raggiungere Stati Uniti, Sudamerica e Nuova Zelanda. Attualmente esistono in commercio di  più di un centinaio di registrazioni di musiche di Schnittke su CD di varie case discografiche.

Negli anni Sessanta, i tempi del cosiddetto disgelo di Khruscev, Schnittke approfondisce la ricerca dell’innovazione tecnica e di nuove ed originali prospettive sonore. Nel decennio successivo il compositore si dedica invece all’analisi retrospettiva di idiomi stilisticamente differenti (con la ben nota e “polistilistica” Prima Sinfonia) ed alla ricerca di nuovi significati all’interno delle antiche tradizioni (con l’ermeneutica musicale del Primo Concerto Grosso o del Terzo Concerto per violino). In seguito, a partire dalla fine degli anni Settanta, Schnittke comincia ad estendere il respiro della propria musica e compone sinfonie, concerti, la cantata Faust.

I principali lavori teatrali di Schnittke vedono la luce tra il 1986 e il 1994 con il balletto Peer Gynt (1986) e le opere Vita con un idiota (1991), Gesualdo (1994) e Historia von D. Johann Fausten (1983-1994).

Nelle sue nove Sinfonie Schnittke intende riflettere la storia dell’uomo. In particolare, la Prima, la Terza, la Quinta e la Settima Sinfonia riguardano gli aspetti più squisitamente storici e culturali, mentre la Seconda, la Quarta, la Sesta e l’Ottava simboleggiano le esperienze religiose e spirituali. Schnittke ricerca una nuova forma, una nuova prospettiva pur rimanendo nell’autenticità della tradizione sinfonica; con lui si conclude davvero l’epoca del grande e drammatico sinfonismo europeo in una contraddizione evidente che, se mostra l’influsso della cultura, della forma e della logica germaniche, contemporaneamente distrugge la tradizione sinfonica abbandonandola alla sua stessa inevitabile erosione. In questa operazione l’irrazionale forza distruttiva dello Schnittke “russo” prevale sulla precisione tecnica dello Schnittke “tedesco”.

L’attività di compositore di musiche da film (con più di 66 colonne sonore originali) ha avuto un influsso importante sull’opera di Schnittke. Di fatto, per lui non esiste una vera distinzione tra musica “d’occasione” e musica “seria”. Un esempio ne è il Concerto Grosso n.1  (1977) all’interno della cui architettura neoclassica si possono trovare la trasfigurazione di un allegro inno degli scolari sovietici, una nostalgica serenata atonale, alcuni ammiccamenti quasi corelliani e, infine, “il tango prediletto di mia nonna, come lo suonava la mia bisnonna al clavicembalo” (parole testuali di Schnittke). In questa composizione, come in molte altre, Schnittke utilizza diversi frammenti delle sue colonne sonore. «Uno degli obiettivi della mia vita» dice l’autore a proposito del Concerto Grosso n.1 «è colmare il vuoto tra la “E” (Ernstmusik, musica seria) e la “U” (Unterhaltung, musica d’intrattenimento), a costo di rompermici il collo».

Le ultime composizioni di Alfred Schnittke sono enigmatiche: la tessitura diviene ascetica, il numero delle note si riduce al minimo. Tuttavia, la tensione latente cresce ancora, tanto che nelle ultime partiture il senso si coglie più tra le note che nelle note. Lo stesso linguaggio è ormai durissimo e dissonante, o meglio ancora discordante. Non si tratta certamente di musica di facile ascolto: alla prima esecuzione della Sesta Sinfonia alla Carnegie Hall di New York metà del pubblico lasciò la sala prima della fine... e chi rimase espresse un’entusiastica approvazione!

Vorrei a questo punto ricordare la frase di Charles Ives: «La natura crea le montagne e le valli, l’uomo costruisce steccati e mette etichette». È impossibile dire tra quanto tempo le composizioni di Schnittke verranno universalmente riconosciute come parte della storia. Non si può comunque negare che Schnittke è riuscito ad esprimere tutta l’essenza di un secolo frenetico e tragico ed ha avuto il coraggio di strappare la musica dal proprio isolamento, demolendo tutte le artificiose barriere entro le quali era stata rinchiusa.

 

Alexander Ivashkin

 

 

Epilogo

Questo brano è la trascrizione per violoncello, pianoforte e coro (su nastro magnetico) fatta dallo stesso Schnittke (1992) della scena finale del balletto Peer Gynt (1986) e dedicata a Mstislav Rostropovitch e Irina Schnittke, che furono anche i protagonisti della prima esecuzione (Evian, 25 maggio 1993). Nel balletto, l’Epilogo getta nuova luce sugli avvenimenti della vita di Peer Gynt, da lui rivisitati nel ricordo. Il continuo, “eterno” accordo in re maggiore tenuto dal coro nella registrazione su nastro crea un sottofondo mistico e surreale, una sorta di “quarta dimensione” per i principali temi del balletto che qui si susseguono e si sovrappongono in modo del tutto inatteso. L’Epilogo si conclude con una salita ad altezze indefinite, i cui “gradini” – una fila di armonici sopracuti – si dissolvono gradualmente nello splendente accordo finale in re maggiore.

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