Motoaki Kono

Kano Sansetsu ed il disegno dei cavalli
Museo Stibbert, Firenze, 24 novembre 2001.

Al Museo Stibbert è conservato un rotolo di cavalli di grande interesse attribuito a Kano Sansetsu (1589-1651).

Il rotolo è dedicato interamente ai vari tipi di cavallo di cui ne sono ritratti 33 esemplari; anche se non c’è il sigillo dell’autore, lo stile espresso è chiaramente quello di Sansetsu.

Vi si nota distintamente una spiccata sensibilità verso le forme adottate nell’arte di Sansetsu, cioè la sensibilità di un virtuoso della sua arte; pertanto è molto probabile che il rotolo sia di Kano Sansetsu.

Sin dall’antichità il cavallo costituiva un importante motivo iconografico nell’arte. Per esempio è ben noto l’affresco della stanza interna del tumulo funerario di Takehara (prefettura di Fukuoka), rappresentante un tipico esempio di arte decorativa funebre. Si dice che il disegno che vi si può ammirare, sia stato eseguito sulla scia di una leggenda cinese secondo la quale una puledra si era unita con un drago, dando alla luce un cavallo dotato di una forza straordinaria. In questo disegno è stata rilevata anche la somiglianza tra la figura del drago e quella dei cavalli alati ritrovati nei siti archeologici coreani (attualmente si possono ammirare nel Museo Nazionale di Corea). Tuttavia nell’anticamera di questa stanza funeraria, sono disegnati altri due animali leggendari, il Suzaku (una tipologia di fenice dal colore rosso) ed il Genbu (una specie di tartaruga-serpente), pertanto, secondo alcuni studiosi, il disegno in questione farebbe parte di una raffigurazione dei "Quattro Animali Divini" che simboleggiano le quattro direzioni. Ad ogni modo è interessante notare che gli uomini dell’epoca proiettavano nella figura del cavallo un’immagine sacra. Il periodo delle decorazioni funebri dei Kofun (tumuli) [V e VI secolo], corrisponde in Cina al periodo delle Due Dinastie Settentrionale e Meridionale. Paragonandolo allo stile oggettivo che si nota nei disegni paesaggistici eseguiti con la tecnica della prospettiva dai pittori cinesi dell’epoca, l’affresco del tumulo di Takehara dà l’impressione a prima vista di una arcaicità che rasenta quasi la rozzezza, ma ciò può essere considerato come un elemento caratteristico primordiale che poi avrebbe dato vita ad una delle espressioni peculiari dell’arte giapponese: la semplicità.

Nel Periodo Asuka (552-646) e Hakuho (646-710) in cui l’influenza dell’arte cinese era molto presente, anche in Giappone la raffigurazione del cavallo diventa più realistica. Per esempio, " La Brocca dal collo di drago"

( Tesoro del tempio Horyuji, custodito attualmente nel Museo Nazionale di Tokyo) trae origine come forma dalla brocca persiana e presenta un’incisione di un cavallo alato. Il drago cinese e il cavallo alato che ci ricorda il Pegaso di tradizione classica, creano una straordinaria armonia. Si credeva inizialmente che la Brocca del tempio Horiuji fosse di origine cinese, ma da una certa somiglianza tra la forma del collo della testa del drago e quelle statue in bronzo di Buddha dello stesso periodo, si è arrivati a formulare l’ipotesi che questa

Brocca sia stata creata in Giappone. Anche se giapponese, è innegabile l’influenza dell’arte cinese, altrimenti non sarebbe stato possibile la raffigurazione così realistica di un cavallo. Se la paragoniamo con un affresco di un cavallo ritrovato in una tomba della Dinastia Tan’g (630 D.C.) ci sorprendiamo della somiglianza tra le due figure. Si può capire che la forma fondamentale del cavallo nell’arte orientale è già ben delineata in quel periodo.

Tra i reperti del Periodo Nara (710-794), aventi come soggetto il cavallo, c’è un " Ema" (Tavoletta votiva con figure di cavalli) ritrovato nella residenza del Principe Nagaya (684-729) nell’antica capitale di Nara (attualmente custodito nel Centro di Ricerche Culturali di Nara).

In Giappone, sin dall’antichità c’era l’usanza di donare i cavalli ai Santuari Shintoisti; questi cavalli poi vennero sostituiti col tempo, con dei simulacri in legno o carta, bidimensionali oppure tridimensionali. In seguito questa usanza si semplificò ulteriormente raffigurando semplicemente su una tavola la figura del cavallo. Si presume che la donazione dei cavalli abbia un rapporto stretto con una credenza antica secondo la quale i cavalli porterebbero via con se gli influssi maligni.

Lo " Ema " in questione, somiglia molto a quello ritrovato negli scavi di Iba (prefettura di Shizuoka). Il fatto che anche i tratti distintivi di questi disegni derivassero dalla tradizione cinese, è chiaro dal confronto con quelli su " Le scene di caccia" disegnate su di un biwa (strumento musicale a corde) custodito nello Shosoin (Deposito Imperiale) di Nara. Il disegno presente sul biwa anche se a prima vista sembra di origine cinese, in realtà sarebbe giapponese, creato comunque sulla falsariga di quelli cinesi. Ciò dimostra quanto era stretto il rapporto tra l’arte cinese e quella giapponese in quel Periodo. E’ degno di nota il fatto che nel suddetto "Ema" si possono riconoscere elementi realistici, anche se nella loro forma primordiale. Rispetto al disegno del cavallo cinese, questo cavallo giapponese dello "Ema" è più robusto, quasi ciccione, e quindi somiglia molto alla razza equina autoctona. Qui vorrei rilevare il realismo adottato dall’autore.

Per quanto riguarda la prima metà del Periodo Heian, sono interessanti le figure del Sole e della Luna tra le 12 divinità guardiane del Tempio Saidaiji. Le 12 divinità guardiane (Juni-Shinsho) consistono in 8 guardiani che proteggono altrettante direzioni e 4 che proteggono il Cielo, la Terra, il Sole e la Luna. Nel Buddismo esoterico queste divinità proteggono il luogo di culto. Queste 12 divinità del Tempio Saidaiji dimostrano una struttura grandiosa ed uno spiccato senso del volume, caratteristiche riscontrabili anche nella scultura buddista dello stesso Periodo. Se paragoniamo queste opere del Saidaiji ad altre 12 divinità posteriori eseguite intorno al 1127 e custodite presso il Tempio Kyoogokokuji, in cui vi si può notare un massimo grado di raffinatezza, diventerà ancora più chiara la peculiarità delle prime 12 divinità del Saidaiji.

Anche i cavalli delle divinità guardiane del Sole e della Luna sono maestosi. Di solito la divinità guardiana della Luna monta sopra tre oche, ma qui invece nel Saidaiji è a cavallo; ciò dimostra che siamo ancora nella fase in cui non sono stati ancora codificati gli elementi iconografici. Tuttavia, qui non possiamo forse notare l’importanza simbolica del cavallo? A parte il fatto che la divinità guardiana del Sole, che ha origine nel culto del dio Sole nell’antica India, ha come suo animale il cavallo, non possiamo non notare che anche il guardiano della Luna ne è provvisto; quindi questi potrebbero essere elementi fondamentali per l’importanza del simbolismo del cavallo.

Verso la metà del Periodo Heian si sviluppa la pittura Yamato-e (Yamato-e, pittura di stile giapponese) caratterizzata da soggetti autoctoni e da uno stile delicato. Poiché la pittura Yamato aveva un rapporto stretto con la poesia giapponese, la sua evoluzione andava di pari passo con l’ideale poetico dando origine alla Pittura dei Dodici Mesi (Tsukinami-e), Pittura delle Quattro Stagioni (Shiki-e), e quella dei Luoghi Celebri (Meisho-e). Questo tipo di pittura era disegnata in genere sui paraventi e sulle porte scorrevoli dei palazzi aristocratici; purtroppo non ne abbiamo nessuna testimonianza visiva e possiamo immaginarne lo stile solo attraverso i disegni raffiguranti la Discesa delle Divinità buddiste (Raigozu) del Padiglione della Fenice del Byodoin (1053). In questa pittura sono raffigurati in maniera vivida i cavalli che pascolano nella campagna giapponese. La forma vigorosa dei cavalli di origine cinese qui ha subito un mutamento in uno stile più delicato. I soggetti e lo stile di origine cinese erano chiamati " Pittura Kara". Nel Senzui Byobu " Paravento di Montagna e Acqua ", del Tempio Kyoogokokuji (attualmente custodito nel Museo Nazionale di Kyoto) che rappresenta meglio questo stile cinese, possiamo notare i tratti vigorosi delle forme equine di origine continentale, anche se lo stesso vi si possono notare certe modifiche in stile giapponese.

Sicuramente queste opere hanno come prototipi i disegni di cavalli eseguiti dal pittore al servizio della Corte Imperiale, Kose no Kanaoka, risalenti alla prima metà del Periodo Heian. Purtroppo delle opere di Kanaoka abbiamo notizie solo nella raccolta di aneddoti Kokon Chomonju.

Il disegno di cavallo più bello della seconda metà del Periodo Heian si trova nel Secondo Rotolo del Chojugiga (si tratta di una raccolta di Rotoli, custodita nel Tempio Kozan). Rispetto al Primo Rotolo in cui gli animali sono impersonificati, nel Secondo Rotolo si nota più uno stile realistico, anche se non è molto chiaro l’intento dell’autore. Il Secondo Rotolo inizia proprio con i cavalli; ciò dimostra l’importanza di questo animale nella vita umana. Sono stati rilevati interessanti alcuni elementi che dimostrano come anche nella seconda metà del Periodo Heian l’influenza cinese fosse ancora molto sentita.

Tra le opere del Periodo Kamakura (1185-1333) dobbiamo rilevare innanzitutto un opera che ha per titolo

" I Guaritori dei cavalli " in cui sono raffigurati 10 leggendari veterinari giapponesi e cinesi con anche qualche figura di cavallo. Nella stessa opera sono riprodotte anche 17 esemplari di erbe mediche. Si presume che questa opera risalga alla prima metà del XIII secolo. Probabilmente questa opera fu eseguita più per uno scopo pratico piuttosto che per uno artistico. Durante questo Periodo era in voga la pittura di tipo ritrattistico; questa tecnica fu sviluppata dalla tradizione della Pittura Yamato e venne applicata ai disegni degli animali; i "Guaritori dei cavalli" viene considerata una delle migliori realizzazioni. Inoltre, si deve segnalare il monaco Hogen, attivo agli inizi del XIV secolo, noto come un grande maestro nel ritrarre cavalli e buoi. Anche qui forse possiamo rintracciare qualche l’influenza della tradizione cinese a monte di quella della Pittura Yamato.

Tra le realizzazioni del Periodo Muromachi (1392-1568), rileverei una serie di opere che hanno come soggetto le Scuderie; per esempio, tra queste è da segnalare " Il Paravento delle Scuderie " (Umayazu- byobu). Si tratta di una di quelle opere che ritraggono le usanze dei Samurai e dimostra bene l’importanza del cavallo nella società guerriera. Ci sono due tipi di paraventi (byobu); nel primo tipo le scuderie occupano tutta la superficie, ed ogni anta riproduce un cavallo; nel secondo tipo, oltre alle scuderie e ai cavalli, vengono riprodotti anche gli uomini che sono intenti a giocare al gioco del "Go" (Dama giapponese), oppure degli scacchi. Questo secondo tipo propone un’eccellente riproduzione dei costumi dell’epoca.

Dalla fine del Periodo Muromachi agli inizi del Periodo Edo (1603-1868), sono stati prodotte tante opere in cornice (Gaku) riproducenti cavalli sacri (Shinba). Tra queste è degna di nota un’opera commissionata da Toyotomi Hideyori (1593-1615) raffigurante cavalli e donata ad un Tempio con la preghiera di fortune e glorie in battaglia. Il cavallo era sicuramente il motivo più adatto per le preghiere votive dei Samurai. Ovviamente alla base di questi atti c’era la tradizione degli "Ema" con cui si pregava , originariamente, la prosperità delle comunità agricole.

Altrettanta degna di nota è un’opera di Kano Motonobu ( 2° Maestro della Scuola Kano, 1476-1559) in cui è evidente la fusione armoniosa tra gli stili cinesi e giapponesi.

Tra le opere eseguite durante il Periodo Momoyama (1568-1603) bisogna segnalare un paravento dal titolo "Caccia al cane " (Inuoumonozu-byobu) eseguito da Kano Sanraku (3° Maestro della Scuola Kano, 1559-1635). L’usanza di cacciare i cani era assai in voga presso i Samurai che, in questo modo, si esercitavano al tiro con l’arco montando a cavallo contro bersagli in movimento. Di questo stesso soggetto ci sono pervenuti circa 15 paraventi, tra i quali l’opera di Sanraku è considerata il capolavoro per la riproduzione vivida dei movimenti dei cavalieri e dei cavalli.

Tra le opere dello stesso Periodo è da rilevare un paravento eseguito dal maestro Unkoku Togan (1547-1618) riproducente un gruppo di cavalli. Unkoku Togan essendo stato uno dei discepoli di Sesshu sicuramente aveva cercato di imitare lo stile del maestro.

Un’opera molto peculiare di questo Periodo è il " Disegno dei Sovrani Occidentali a cavallo" ( Taisei Oko Kibazu ). Ci sono pervenute due opere similari dello stesso soggetto; originariamente, con molta probabilità, erano decorazioni del Castello di Aizu Wakamatsu, fatto costruire nel 1592 da Gamo Ujisato ( 1557-1596) che mostrava uno spiccato interesse per la religione cristiana. Probabilmente sono state alcune opere occidentali contemporanee, che furono prese a modello per eseguire quei dipinti del Castello di Aizu Wakamatsu. In uno dei due esemplari giapponesi si può notare Ludovico II del Sacro Impero Romano, un Sultano Turco, un Granduca di Mosca, un Gran Kan dei Tartari. Mentre nell’altro esemplare possiamo riconoscere Enrico IV di Francia, un Re di Abissinia e uno Scià di Persia, etc. Si tratta del maggior capolavoro della prima pittura in stile occidentale del Giappone. Vi si nota l’influenza della tecnica del chiaro-scuro della pittura occidentale, che testimonia la volontà di dare alle figure dei cavalli una consistenza più realistica. Era raro che i personaggi e i cavalli fossero riprodotti in un modo così predominante e forse anche questo è il segno dell’influenza da parte della pittura occidentale. In una delle due opere suddette si nota anche il contrasto tra la religione cristiana e le altre confessioni; senza dubbio l’opera fu eseguita anche come scopo propagandistico per la diffusione del cristianesimo (Gamo Ujisato fu battezzato nel 1584). Interessante notare inoltre il contrasto tra il movimento e l’immobilità dei cavalli, elemento riscontrabile anche nei summenzionati Paraventi della Scuderie.

 

 

La tradizione della pittura equestre giapponese fin qui presentata, confluisce nell’opera di Kano Sansetsu conservata al Museo Stibbert. Innanzitutto, è da rilevare la tradizione delle ritrattistica dei cavalli e dei buoi, senza la quale non sarebbe stata possibile la realizzazione di un opera di questo genere. Tuttavia, bisogna anche rilevare l’influenza della tradizione cinese, focalizzata nell’opera " I Cento Cavalli ". In quest’opera sono raffigurati 100 diversi tipi di cavallo. Si dice che questa tipologia risalga al Periodo delle Tre Dinastie. Ma l’opera più importante per analizzare il Rotolo di Kano Sansetsu, a mio parere, potrebbe essere l’opera

" I Cento Cavalli " di Fang Yu Lu , anche se è ancora da analizzare nei dettagli.

In una delle miscellanee di Ota Nanbo (1794-1823), dal titolo Ichiwa ichigen (" Un discorso, una parola" ), vengono elencati cento tipi di cavalli, tra i quali alcuni sono ben noti anche a noi, ma altri quasi sconosciuti. Anche da altri materiali, opere, cataloghi, etc., possiamo documentare l’esistenza di pitture o disegni raffiguranti cavalli nelle loro varie tipologie, cosa che ci fa dedurre una moda assai seguita durante gli inizi del Periodo Edo. Da qui si evince che proprio in questo Periodo il disegno raffigurante i Cento Cavalli era introdotto in Giappone dal continente; ma questa moda non fu solo effetto di questa introduzione, ma anche da altri elementi che ora vi esporrò.

  1. La nascita del Positivismo. Nel Periodo Edo cominciavano a prevalere la razionalità sull’istintività, la obiettività sulla soggettività, e lo spirito pragmatico a scapito dei concetti astratti. Il Neo Confucianesimo, basato sul principio dell’analisi approfondita dell’oggetto per raggiungere la conoscenza perfetta, fu adottato come ideologia ufficiale dal Governo Shogunale. Questa ideologia se da una parte giustificava il Governo Shogunale nei suoi atti, dall’altra favoriva invece il sorgere di uno spirito pragmatico. Per esempio, proprio in questo Periodo assistiamo allo sviluppo di una capillare Scienza Botanica, atta all’analisi più scientifica delle proprietà delle erbe. Da questo, possiamo ricordare quanto prima abbiamo segnalato a proposito di quell’opera intitolata " I Guaritori dei cavalli" in cui tra le altre cose vi erano presentate 17 erbe medicinali.
  2. Quando fu introdotto dalla Cina il tema dei Cento cavalli, il terreno era quindi già pronto, in quanto era già sorto uno spirito analitico attinente alla classificazione degli oggetti concreti.

  3. L’egemonia della classe militare. Per i Samurai l’arte guerriera consisteva essenzialmente nel cavalcare e nel tiro con l’arco (Kyuba no Michi); quindi il cavallo era l’animale che simboleggiava lo status guerriero. Già abbiamo visto quante opere con il cavallo come soggetto siano state prodotte dal Periodo Muromachi fino a quello Momoyama. Vi possiamo includere gli " Ema", mentre per le Pitture delle Scuderie dobbiamo usare qualche prudenza, in quanto può darsi che quelle scuderie appartenessero alla Corte Imperiale o ai Dignitari della stessa. Ma anche di queste ultime ci sono alcune opere che, ne siamo certi, nella mente o negli intenti degli autori vi fosse la volontà di riprodurre le scuderie dei guerrieri. Tutti questi dipinti di cavalli possiamo classificarli come pitture di "cavalli da guerra", in quanto non sono cavalli usati né per l’agricoltura né per cerimonie di Corte o religiose. Sono i cavalli usati dai guerrieri nei campi di battaglia. Questi sono classificabili in : cavalli da montare, cavalli da traino e cavalli da soma. Senza dubbio i cavalli riprodotti nelle opere summenzionate sono quelli usati per cavalcare. Sembra che anche il Rotolo di Kano Sansetsu riproduca cavalli di questo tipo. Per una completezza di analisi si dovrebbe chiedere il parere di specialisti in cavalli da guerra, ma a mio giudizio, i cavalli riprodotti nel rotolo di Sansetsu non sono cavalli né da traino né da soma. Pertanto questa opera, che si potrebbe intitolare " Gunbazukan " (Rotolo dei Cavalli in gruppo), appartiene alla stessa tipologia delle opere summenzionate. Il soggetto dell’opera simboleggia lo spirito della seconda metà del Periodo Muromachi, ossia il " Periodo dei Paesi combattenti " (Sengoku Jidai e Momoyama Jidai, 1490-1603 circa ). Tuttavia una peculiarità di questa opera è la completa assenza degli uomini. Probabilmente, i Samurai, che vivevano in una società chiusa, caratterizzata da una ferrea gerarchia, stabilita dalle rigide regole del Governo Shogunale, volevano favorire una pittura che simboleggiasse un maggior rigore, ispirato alla tradizione cinese, piuttosto che a una troppo ludica, legata ai costumi frivoli e alla vita quotidiana. Sicuramente ciò ha qualche rapporto con la scelta che la Scuola Kano fece nell’abbandonare uno stile pittorico di costume.
  4. La tradizione della pittura equestre in Giappone. Ancora prima dell’introduzione dal continente della pittura dei Cento Cavalli, il motivo del cavallo faceva già parte del repertorio iconografico giapponese. Soprattutto è da sottolineare l’importanza della tradizione della ritrattistica dei cavalli e dei buoi. Quando i pittori giapponesi eseguivano il disegno dei Cento Cavalli o dei Cavalli in gruppo, sicuramente traevano spunto da questa tradizione ritrattistica degli animali.

     

    Qui vorrei rilevare un documento molto interessante riguardante il Rotolo di Sansetsu. Si tratta della Raccolta degli scritti di Nawa Kasho , " Kasho Iko ", del 1666. Kasho era allievo di Fujiwara Seika (1561-1619), ed era uno studioso confuciano di grande prestigio dell’epoca; inoltre era anche un amico di Sansetsu. Nel X Libro della Raccolta c’è un capitolo intitolato " Sul disegno delle varie tipologie dei colori dei cavalli ", in cui vi si può leggere quanto segue:

    " Sin dall’antichità, dicono che ci siano 33 tipologie dei colori dei cavalli. Tuttavia non ci sono pervenuti i loro nomi né i loro disegni. Kano Sansetsu, l’artista più insigne della nostra Epoca, ha trovato increscioso il fatto che si sia persa la memoria di questa classificazione tipologica dei cavalli. Pertanto Sansetsu stesso, chiedendo informazioni a tante persone e studiando approfonditamente, ha eseguito questa opera per tramandarla ai posteri. Io mi congratulo con il Maestro Sansetsu per il Suo nobile intento e per la Sua costanza nel lavoro. Intenzione del Maestro consiste nel tramandare tale tradizione ai posteri, senza alcun scopo di profitto. Io ho deciso di intitolare questa Opera "Bamo Doizu " ( "Disegno delle varie tipologie dei colori dei cavalli"). Si tratta veramente di una grande impresa che ha l’intento di favorire la conoscenza della tradizione. Mi auguro che chi ammirerà questa Opera comprenda l’importanza dell’antica tradizione per ricavarne insegnamento per il futuro. "

    Dato che l’autore di questo brano era uno studioso confuciano, queste 33 tipologie dei cavalli derivano probabilmente dalla tradizione cinese. Ad ogni modo è innegabile lo stretto rapporto con la tradizione cinese più volte citata dei Cento Cavalli. Questo, a mio avviso, è il documento più importante per analizzare il Rotolo di Kano Sansetsu custodito al Museo Stibbert.

    Dopo aver guardato tante opere della pittura equestre, se esaminiamo il Rotolo di Sansetsu, restiamo colpiti dalla capacità di dare vita ad una rappresentazione plastica delle figure. Soprattutto è degna di nota la bellezza della forma perfetta di ogni cavallo. Sembra che Sansetsu desiderasse creare la bellezza esemplare del cavallo anche a scapito dei movimenti. Un susseguirsi delle forme perfette crea uno spontaneo e naturale flusso per tutta la lunghezza del Rotolo. Questa caratteristica è riscontrabile anche in altre opere di Sansetsu. Io vorrei chiamare Sansetsu " Virtuoso, Mago delle forme plastiche".

    Anche se ci sono pervenute solo poche opere, Sansetsu era un gran maestro nella pittura equestre. L’opera più importante del genere è un " Ema" che troviamo al Padiglione Principale del Tempio Kyomizu, a Kyoto. E’ una grande pittura su tavola di legno, di notevoli dimensioni (249 cm di altezza e 356 cm di larghezza ). Si tratta di un profilo maestoso di un cavallo nero bardato, legato ad una colonna con le briglie, nell’atto di impennarsi. E’ una splendida rappresentazione che sprigiona una straordinaria forza dinamica.

    E’ interessante anche il disegno che riproduce la bardatura; sullo sfondo verde è riprodotta una scimmia che agita la verga shintoista usata contro gli spiriti maligni ( Gohei). All’origine di questa rappresentazione c’è la credenza secondo la quale la scimmia è considerata una divinità protettrice delle scuderie. Infatti in Giappone c’era l’antica usanza di tenere una scimmia per proteggere le scuderie e i cavalli; al Capodanno si faceva una cerimonia durante la quale veniva affissato una pittura raffigurante una scimmia che teneva per le briglie un cavallo. Da questa usanza era nata una tipologia di " Ema" riproducente la scimmia con cavallo. Sono noti " Ema" di questo tipo, uno ad esempio attribuito a Kano Motonobu (conservato sempre al Tempio Kyomizu). Anche lo "Ema" di Sansetsu riflette questa credenza popolare, ma qui sicuramente c’è anche il significato di un concetto buddista " Mente di Cavallo - Cuore di Scimmia " ( Iba Shin’en); il significato di questo concetto può essere indicato in questo modo: come è difficile frenare la corsa del cavallo e la vivacità della scimmia, è altrettanto arduo trattenere i desideri e gli istinti umani. Probabilmente Sansetsu ha riprodotto la figura di una scimmia sulla bardatura del cavallo sia perché essa è una divinità protettrice dei cavalli, sia perché simboleggia quel concetto buddista poco sopra spiegato.

    In Giappone c’era anche un antico rituale durante il quale l’Imperatore donava alle divinità un cavallo per richiedere la pioggia ed il sole. Nel caso della pioggia il cavallo doveva essere nero; nel caso del sole, un cavallo bianco oppure un baio. Tale usanza è sopravvissuta fino ai giorni nostri. Nel Santuario Tenma del Quartiere Higasa nella città di Nara, per chiedere la pioggia vengono portati alcuni cavalli neri e fatti correre lungo il cortile interno del Santuario; e nel caso del sole, si fa la stessa cosa con dei cavalli bai. E’ consentito anche sostituire i cavalli veri con degli " Ema".

    Dalla fine del periodo Medievale si è iniziata un’usanza di donare una coppia di "Ema", uno raffigurante un cavallo bianco, l’altro nero, in modo che la pioggia ed il sole si alternino in modo regolare. Di questa coppia di "Ema" ne abbiamo un esempio creato dal patrigno di Sansetsu, Kano Sanraku, eseguito nel 1625 e custodito al Santuario di Umezu Tenjin di Shiga. Anche se su quest’opera è riportata l’iscrizione

    " Con l’augurio che vengano esaudite le preghiere", da qui si può presumere che non si tratti solo di preghiere per la pioggia e per il sole, è chiaro che vi si riflette la credenza popolare antica.

    Nella bardatura del cavallo riprodotta nello "Ema" di Sansetsu, vi sono riprodotti anche due stemmi araldici che si sviluppano ripetute volte; uno è la svastica buddista, e l’altro è il drago. Il drago, secondo le credenze, provoca la pioggia, le nuvole ed i fulmini; e quindi la sua presenza è collegata con la figura del cavallo nero attraverso l’elemento della pioggia. Può darsi che Sansetsu non potendo raffigurare un cavallo bianco per formare la tradizionale coppia, abbia utilizzato lo stemma della svastica buddista per simboleggiare ugualmente la preghiera per la prosperità. Ad ogni modo, Sansetsu ha subito una notevole influenza da parte del patrigno Sanraku di cui ci sono pervenuti tanti capolavori di "Ema".

    Sanraku era davvero anche lui un maestro nella pittura equestre. Nell’Opera Honchogashi (La Storia della Pittura giapponese), i cui manoscritti recano la firma di Sansetsu, si racconta di come Sanraku, fin dalla tenera età, fosse grandemente dotato di talento. Tanto che un giorno Toyotomi Hideyoshi (1536-1598) lo notò mentre stava disegnando un cavallo nella sabbia. Colpito dal suo talento, fece in modo che andasse a studiare presso Kano Eitoku (1543-1590) e più tardi diventasse suo figlio adottivo. Anche se si tratta di una leggenda, è interessante notare che il suo talento fu notato mentre il soggetto disegnato era proprio un cavallo. Sansetsu, come abbiamo già detto, ebbe molta influenza dal patrigno Sanraku, ma l’uso della rappresentazione simbolica (della scimmia, del drago, della svastica buddista) non è riscontrabile in Sanraku, e, quindi, costituisce una interessante peculiarità della personalità di Sansetsu.

    Anche un disegno (di una collezione privata) di Sansetsu, non policromo, ma in bianco e nero (Suiboku), con il soggetto a raffigurare cavalli, dimostra il suo grande talento. Essendo un disegno in bianco e nero, in cui il tratto assume una grande importanza, i movimenti dei cavalli vengono espressi in maniera più marcata. Questa tecnica deriva dallo stile usato da Sesshu, di cui tra l’altro non abbiamo purtroppo opere di pittura equestre di sicura attribuzione. Invece nelle opere del suo discepolo Sesson (1450-1506) possiamo ricostruire i caratteri distintivi che con ogni probabilità Sansetsu ha adottato.

    Anche nell’opera di Sansetsu, intitolata "Bashiko", si possono notare una volta di più i caratteri della sua personalità artistica, fortemente interessata ai cavalli. Il "Bashiko" è un guaritore di cavalli della antica Cina; l’opera di Sansetsu riproduce una scena della leggenda secondo la quale un drago, venendo a conoscenza della fama di questo guaritore, scese dal cielo per farsi curare da lui; nel disegno si può notare che il guaritore sta osservando il cielo da cui sta scendendo il drago; accanto al guaritore è raffigurato da tergo un cavallo bianco riprodotto in un modo perfetto. Poiché a Sansetsu piaceva molto anche il soggetto del drago, in questa opera probabilmente il tema principale era proprio questo animale fantastico; ma non possiamo fare a meno di notare la scelta del personaggio umano come guaritore di cavalli.

    Un altro elemento da rilevare in questa opera di Sansetsu è la sua struttura geometrica, in questo caso a triangolo isoscele; nelle sue opere spesso troviamo una struttura comunque geometrica, cosa che ci dimostra la sua predilezione per una composizione ordinata; a mio avviso questo stile geometrico di Sansetsu, è l’espressione a livello strutturale della sua sensibilità verso le forme perfette. D’altro canto Sansetsu era un artista molto erudito; studiava costantemente le opere dei maestri antichi e frequentava anche gli studiosi confuciani. Si dice che fosse molto pignolo e rigoroso nelle sue ricerche sulle leggende cinesi che sceglieva come soggetti per le sue opere. Nel summenzionato disegno di "Bashiko", Sansetsu annota addirittura la fonte da cui ha tratto la leggenda; questo atteggiamento da filologo è raro trovarlo tra gli artisti della Scuola Kano.

    Dobbiamo ricordare un’altra opera importante di Sansetsu; si tratta di una sezione di una Trilogia di Rotoli intitolata " Origine del Tempio Taima " (Taima Dera Engi emaki), a cui hanno contribuito altri famosi artisti tra i quali anche il patrigno Sanraku. Sansetsu ha eseguito la V Sezione del Primo Rotolo, riproducente una scena di battaglia in cui la raffigurazione dei cavalli che corrono è piena della carica dinamica tipica della sua maestria. Probabilmente questa scena fu assegnata a Sansetsu in considerazione della sua bravura nel disegno dei cavalli; all’epoca di questa opera Sansetsu probabilmente aveva circa 40 anni d’età.

    Tra i materiali importanti per studiare la produzione di Sanraku e Sansetsu c’è " L’album dei disegni delle Montagne e Acque fatto da Sanraku e Sansetsu" (Sanraku Sansetsu Sansuicho). All’interno di questa opera ci sono due disegni riproducenti gruppi di cavalli, uno dei quali ne raffigura un gruppo intento a pascolare sulle rive di un lago. Questo disegno reca la firma di Sanraku ed è interessante notare che anche lui si cimentava nella riproduzione di cavalli, e da questo si evince ancora di più che Sansetsu fece tesoro degli insegnamenti del patrigno.

    Abbiamo ancora un’altra opera interessante, cioè "I Paraventi con Gruppo di cavalli", (Gumbazu-byobu) consistente in due paraventi di sei ante ciascuno. Se si uniscono i due paraventi, si ottiene una visione completa raffigurante un lago circondato da catene montuose. Su questo sfondo notiamo dei cavalli che si abbeverano nel lago, pascolano e corrono. Quasi sicuramente questa opera è attribuibile a Sansetsu, in quanto le forme degli elementi paesaggistici ben strutturati ne svelano il suo stile. E’ interessante notare che le forme di alcuni cavalli ritratti sono ritrovabili nel Rotolo del Museo Stibbert.

    Anche tra i materiali scritti riscontriamo riferimenti interessanti. Ad esempio, in un estratto dei diari di un aristocratico di nome Kujo Yukiie, troviamo il seguente brano:

    "Tre generazioni di maestri Kano: Sanraku, Sansetsu, Eino (1631-1697), hanno eseguito molti lavori per la nostra Casata. I disegni dei Cento Cavalli per le stanze della nostra residenza sono stati eseguiti tutti da Sanraku e Sansetsu. "

    Da questo si capisce che gli artisti menzionati erano protetti dalla Famiglia Kujo, ma cosa più importante è che noi abbiamo prova che Sanraku e Sansetsu erano stati gli autori di pitture equestri per la residenza dei Kujo. Anche se non possiamo distinguere quali opere siano state eseguite da Sansetsu, sicuramente possiamo ipotizzare quanto segue: come sostiene lo studioso Doi Tsugiyoshi, secondo il quale un paravento di una stanza della residenza, chiamata "Stanza di Genji", è attribuibile a Sanraku, così, secondo il mio parere, anche Sansetsu ha eseguito un disegno di Cento Cavalli per la stessa residenza.

    In conclusione, ho cercato di fornire una panoramica della storia della pittura equestre in Giappone, e di verificare che questa tradizione è confluita nell’Opera di Kano Sansetsu conservata al Museo Stibbert. Ho preso in considerazione alcune opere di Sanraku e Sansetsu, riferendomi anche alla letteratura di merito, ed ho rilevato che Sanraku era un maestro della pittura equestre e Sansetsu ne aveva ereditata la tradizione. Ciò nonostante, nella pittura equestre di Sansetsu possiamo riscontrare la sua peculiare personalità artistica che gli farebbe meritare il titolo di "Virtuoso, Mago della forma perfetta".

    Così facendo ho cercato di dimostrare la possibile paternità del Rotolo conservato al Museo Stibbert a Kano Sansetsu.

LogoLubos2.jpg (13782 byte)

Per informazioni scrivici!

   FONDAZIONE ROMUALDO DEL BIANCO

Sede legale ed amministrativa: Palazzo Coppini - Via del Giglio n. 10-50123 FLORENCE-ITALY
Telephone + 39 055 216066 - Fax + 39 055 283260

e-mail - info@fondazione-delbianco.org
web - www.fondazione-delbianco.org
No Profit Corporation with acknowledgement by Tuscany Region

LA FONDAZIONE ROMUALDO DEL BIANCO RINGRAZIA GLI  SPONSORS:
Florence Hotels - Viva Hotels Art in our heART:
 Hotel Capitol S.r.l., Hotel Laurus S.r.l., Pitti Palace Hotel S.r.l.,
Viva Hotel Fleming S.r.l., Viva Hotel Alexander s.r.l.
Hotel Reservation - Worldsitehotels S.r.l.
Cerretani 58 S.r.l., Fleming Youth S.r.l., Fly Relive S.r.l., , Planning Administration S.r.l., SAP Servizi Alberghieri Professionali S.r.l.,Rodebi S.p.A., Viva Engeneering S.r.l.